Petizione – Non abbattete il Monumento alla Memoria delle vittime dell’Heysel

 

http://www.change.org/it/petizioni/non-abbattete-il-monumento-alla-memoria-delle-vittime-dell-heysel

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Speravo e pensavo che una petizione così importante, con motivazioni cosi forti e giuste, non dovesse essere ”spinta” piu’ di tanto, ma sarebbe arrivata alle 5000 firme nel giro di pochi giorni.

Mi trovo altresì a constatare invece, che il tifoso medio purtroppo perde molto volentieri piu’ tempo a votare se questo o quel giocatore deve restare, o questo o quell’obiettivo di mercato deve arrivare.

Ci sono cose piu’ importanti del calcio mercato ragazzi, cosi come ci sono cose piu’ importanti di una partita di calcio in se.

Questa è una di quelle cose.

E’ importante che facciamo tutto quanto è nelle nostre possibilità perchè nella ricostruzione del nuovo impianto di Bruxelles ci sia ancora posto per il monumento ai caduti dell’Heysel.

Per quei nostri cari angeli ma anche per noi stessi, perchè sono parte della nostra storia e perchè queste tragedie non abbiano piu’ a ripetersi.

Vi prego perdete un attimo del vostro tempo e firmate.

Grazie a nome di quei caduti.

Alessandro Magno

 

SE NON A VIDAL, A CHI?

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di Davide Peschechera

Lo spunto per scrivere questo articolo me l’ha dato la foto qui sopra, salvata sul desktop del mio pc qualche mese fa, così, un po’ per nostalgia, un po’ per il fascino che quelle linguacce suggestive hanno trasmesso per un attimo, sovrapposte l’una all’altra. Oggi, questa foto, è tornata prepotentemente di moda. È evidente che l’accostamento di Arturo Vidal ad Alessandro Del Piero non è cosa di questi giorni, quindi. È un accostamento che si ripete ormai da tempo, colpa o merito delle prestazioni del cileno, sempre più convincenti, decisive ed orientate a far assumere, al forte centrocampista, un ruolo da protagonista nella Juve che verrà, contro ogni offerta di mercato derivata e derivabile negli anni. Il 23 è più del doppio di 10, ma effettivamente, va stretto al giocatore di movimento che, attualmente, è il più rappresentativo della squadra. È un accostamento venuto da sé e che Vidal si è cercato, avendo paura di nulla. È sempre in cerca di nuove sfide e gli piacciono dannatamente le cose difficili, al di là se abbia chiesto o meno la maglia numero 10 direttamente ad Agnelli. Nessuno scandalo, nessuna polemica, ma se rettifica su Twitter le voci occorse nei giorni scorsi, le alternative sono due: o mente Vidal, perché gli hanno suggerito di rettificare, avendo chiesto veramente la maglia numero 10 ma in privato, o non l‘ha mai chiesta ed è stata tutta una montatura giornalistica forzata da un’eredità, quella di Del Piero che, dopo un anno, ancora non è stata raccolta. Ma poco importa. Per quanto riguarda la dicitura “la maglia numero 10 ha un capo”, le interpretazioni possono essere tante e lasciano il tempo che trovano: dimostrazione di umiltà, traduzione errata della parola (che sarebbe dovuta essere “padrone” e non “capo”, della maglia , poiché in spagnolo “capo” e “padrone” si traducono entrambi allo stesso modo) o, più semplicemente, mi dicono che per gli stranieri è un segno di rispetto chiamare capo un italiano. É una parola come tante per loro.

Un anno fa la richiesta venne fatta ufficialmente e senza tanti giri di parole da Giovinco(che, però, in Nazionale il 10 lo indossa… secondo quale criterio, quindi, si assegna questo benedetto 10?) e persino da Bendtner, o Boateng lo scorso anno al Milan, sfidando ogni accostamento tattico al classico “numero dieci”, alla tradizionale “seconda punta”. La società preferì non assegnarla, declinare le richieste ed evitare confronti azzardati o improponibili a pochi mesi dall’addio di Alessandro Del Piero, utilizzando la scusa del rispetto, per il timore riverenziale nei confronti dei grandi numeri 10 del passato. Sorvolata anche la provocazione di Buffon e tifosi d’aggiungere uno 0 a quell’ 1 e Pirlo intenzionato a mantenere il 21, dopo un anno il numero 10 è ancora senza… padrone.

Ora invece quella maglia meriterebbe di tornare ad essere indossata. La prima idea era quella di assegnarla al top player che dovrebbe essere acquistato nelle prossime settimane, ad esempio quello Stevan Jovetic che, comunque, ha intenzione di trasferirsi in Piemonte con o senza quel numero, nonostante a molti tifosi bianconeri piacerebbe vedere quel numero sulle spalle del giovane attaccante viola. Parentesi: i tre giocatori che la Juve sta trattando, indossano altre maglie: proprio Jovetic ha l’8, Higuain il 20, Tevez il 32. E non è così scontato che vogliano cambiare anche se, ad esempio, Jovetic sa già che Marchisio non gli lascerebbe il numero preferito. Il Principino che, un anno fa, si espresse così, tagliando corto, nonostante molti tifosi vedano più in lui che in Vidal l’erede naturale per quella maglia: “Il 10? Penso che l’8 mi si addica maggiormente”. Per questo la candidatura di Vidal, vera o meno che sia, verrebbe ovviamente presa in grande considerazione. Perchè no? Per quello che ha dimostrato in questi due anni, a livello di impegno ed attaccamento alla maglia, la merita pienamente. Si andrebbe persino sul sicuro, senza rischiare.

Altra questione da affrontare(forse quella che, in realtà, blocca una scelta che, per altri versi, sarebbe giusta) è quella del confronto tecnico, visto che gioca in un ruolo diverso da quello di Del Piero, nonostante abbia il carattere del leader, almeno in campo, e non soffrirebbe la pressione. Nonostante abbia anche la piacevole abitudine di segnare, cosa che non guasta, e di calciare i rigori. Con la maglia bianconera Vidal ha disputato 64 partite segnando già 17 reti in due anni.

Su Internet i tifosi si scatenano. C’è chi acclama Arturo, chi preferirebbe aspettare un nuovo grande attaccante, chi continua a chiedere che venga ritirata quella maglia. A precisa domanda, Del Piero rispose in modo chiaro: “I bambini devono continuare a sognare di giocare con il numero 10 della Juve” e, secondo me, la scelta più sbagliata sarebbe proprio quella di ritirare una maglia che DEVE continuare ad essere indossata. Tra l’altro, in questa Juve in cui tutti fanno diligentemente tutto e tutti sanno fare modestamente tutto, anche Arturo Vidal non ricopre più il solo ruolo d’interditore, mediano, incontrista o incursore, è anche un “falso dieci” ed i numeri lo dimostrano.

E’ la maglia più pesante da indossare, il simbolo della classe, un monumento che si indossa e sotto il quale si può rimanere schiacciati, rappresentazione del giocatore pronto ad infiammare il proprio pubblico, beniamino ed idolo dei tifosi. Un macigno ed un privilegio al tempo stesso. La numero dieci, prima che una semplice maglia, è una sfida che si lancia al mondo con il proprio carattere prima ancora che con la classe e l’abilità tecnica. Ci vogliono i muscoli dell’anima oltre che quelli del corpo per reggere agli occhi dei compagni e dei tifosi. E così potrei andare avanti per ore ed ore. È il caso, quindi, di attribuire un valore così alto ad un numero di maglia, al giorno d’oggi in cui non si assegna più il numero in base alle caratteristiche tecniche? Lo stesso Del Piero, dopo soli 2 anni di Juve quando ancora era un ragazzotto, raccolse la pesante eredità di Baggio, senza girarci troppo attorno. Lo stesso mediocre Magrin raccolse quella di Platini. E via altri numeri 10 lontani anni luce da quelli “classici”: Vignola, Marocchi, Gentile, Tavola, Ferrari(Giovanni. l’uomo comunque degli otto scudetti e due mondiali negli Anni 30), Hansen, Brady, Capello. Vidal, che sarebbe un “dieci” atipico, sfigurerebbe in questo elenco? Affatto, saprebbe onorare il numero dei campioni.

Rubrica #AttimidiJuve. Profilo Twitter: @eldavidinho94. Profilo Facebook: Davide Eldavidinho Peschechera. Profilo Tumblr: http://eldavidinho.tumblr.com/. Profilo WordPress: http://eldavidinho.wordpress.com/

La maglia numero 10 della Juventus

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Articolo di Alessandro Magno

Ho assistito un poco con stupore alla diatriba fra tifosi sull’eventuale concessione della maglia numero 10 ad Arturo Vidal, devo dire che lo stupore è iniziato già con la richiesta di quest’ultimo di indossarla. Francamente non me l’aspettavo. Chiariamo subito sono il primo estimatore di Vidal, giocatore straordinaio che considero incedibile, cosi come è noto, sono fra i più grandi estimatori di >Alessandro Del Piero.

Quindi veniamo al punto. Se io fossi l’allenatore e dovessi dare io i numeri di maglia credo che il 10 non lo darei a Vidal. Il 10 è da sempre l’incarnazione del giocatore di fantasia, del regista, del faro di una squadra. 10 lo sono stati Platini, Baggio, Sivori e Del Piero nella Juve, ma anche Pelè e Maradona, Gullit, Rivera, Matthaus. In questo Vidal non mi pare che come tipo di giocatore incarni l’idea che ho io del numero 10. E’ più un numero 8 o un numero 4.

Va detto anche che il 10 lo han portato anche alla Juve giocatori come Magrin, Vignola, Marocchi. Giocatori senz’altro buoni (a Vignola dobbiamo una Coppa delle Coppe) ma sicuramente non eccelsi, e soprattutto lontanissimi parenti dei sopracitati. Marocchi poi anche lui, piuttosto mezzala e non fantasista.

 

Va anche detto che se questo fosse il criterio, il 10 attuale della Juventus, dovrebbe essere senza dubbio Pirlo o al massimo uno fra Giovinco o Quagliarella. Ci sono stati poi nella storia grandi numeri 10 che lo erano in tutto e per tutto ma per una questione di ”precedenze” nella loro squadra non lo hanno mai indossato, e questo è il caso di Zidane numero 21 nella Juve e 5 mi pare nel Real Madrid.

Eviterei sinceramente sul tema la questione morale, incentrata sul fatto che sia il numero ereditato da Del Piero, anche perchè ricordo che dopo Platini passò a Magrin e che lo stesso Del Piero lo ebbe in dote da Baggio quando era ancora un giovane di belle speranze e non certo se l’era già ”guadagnato” sul campo. Oltretutto se fosse una questione di guadagnarselo sul campo credo che Vidal se lo sia meritato più di altri con due annate straordinarie.

Ricapitolando se io fossi il mister e fossi chiamato a decidere sul numero 10 non lo darei a Vidal perchè non mi sembra un numero 10 per come io lo intenda, ma siccome oggi non è cosi che si decidono i numeri di maglia e decidono i giocatori, e una maglia effettivamente vale l’altra, io credo che se Vidal se la sente ”la numero 10” sia giusto dargliela. Non ho mai condiviso le americanate per cui una maglia di calcio debba esser ritirata e in questo il grandissimo Aex Del Piero è sempre stato coerente nelle sue dichiarazioni di volerla ancora in campo. Io credo che ”la 10” l’anno scorso non sia stata presa da Giovinco per una questione scaramantica e di rispetto verso l’ex Capitano. Fine. A questo punto dopo un anno sabbatico credo sia giusto ora ”la 10” torni in campo.

Se penso poi che c’è il rischio che la prenda un ”viola” come Jovetic… beh credo che sia giusto darla a Vidal.

 

Gli articoli di Alessandro Magno escono su:
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I calciatori: donne e vita privata

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Scritto da Luna23

 

Quando ci riferiamo ai calciatori, pensiamo a uomini da stipendi milionari il cui tenore di vita e’ facilmente intuibile, in più l’assimilazione  calciatori a donne bellissime di spettacolo e’ spontanea. Ma questa vita fatta di riflettori, feste, eventi e stili di vita costosi non  appartiene a  tutti gli operatori di questo mondo. Le Star sono poche e quelli che si costruiscono una carriera sul proprio nome e’ una piccola parte, che si conta sulla punta delle dita.  Coccolati, ma anche presi di mira dai mass media, diventano  una “merce”  che ” fa vendere” di più  di attori o altri personaggi dello spettacolo.

E gli altri? Sembrera’ strano ma i calciatori non sono tutti uguali, anche in questo ambiente la sorte accompagna e divide, c’è  chi si trova al momento e al posto giusto contemporaneamente, c’è chi invece davanti a questa occasione non si troverà mai.

Facciamo un esempio, prendiamo un calciatore X  collocato nella media, che  ha la fortuna di arrivare ad un club di serie A, ovvio che, anche X essendo in club di prima grandezza, non percepirà gli stipendi delle star ma avrà al tempo stesso un ingaggio  di tutto rispetto, ma non dura per sempre, può  trovarsi l’anno successivo da un’altra parte, in un club di una  serie minore, la sua posizione di calciatore nella norma,  non gli permetterà di contrattare troppo, il rischio  di perdere il lavoro è alto,  e inevitabilmente la nuova soluzione viene  accettata, X però sarà sempre in predicato per tutta la sua carriera calcistica buona o meno, di saltellare da un club all’altro sperando in un nuovo contratto  che gli permetta   di  fare ciò che gli piace e soprattutto che sa fare. Insieme a lui, c’è la moglie  o compagna,  la  quale molto giovane accetta  di seguire il suo  uomo affrontando le problematiche soprattutto  psicologiche che accompagnano queste giovani donne, affascinate della vita a venire.

Attenzione che non parliamo di Alena Seredova, Hillary Blasy o Victoria Adams, meglio conosciuta come Posh Spice, moglie di David Beckam, non parliamo di Wags, termine inglese, alla lettera “wives and girlfriends” mogli e fidanzate degli sportivi prese di mira dai giornali per la loro bellezza, posizione economica e lavorativa, parliamo della ragazza “della porta accanto”, il cui fidanzatino incontrato nei banchi delle scuole medie è diventato calciatore. Ecco quindi che queste donne spesso poco scolarizzate proprio per scelta sentimentale, si trovano ad affrontare il quotidiano che coinvolge il compagno. Tenendo conto delle entrate più che lusinghiere rispetto ad altri tipi di lavori, la nostra moglie di X si trova a dover passare i il tempo dovendosi organizzare la vita, tolta la spesa, lo shopping, il parrucchiere e l’estetista, se non ha interessi culturali la situazione diventa critica. Difficilmente trova lavoro ..e poi dove? Chi offre un’occupazione dignitosa a chi non sa cosa farà l’anno prossimo?Anche se il  marito ha tempo libero, le regole della società, non consentono a nessun calciatore di darsi alla bella vita se non una volta alla settimana nel giorno libero dopo la partita e con limitazioni, e poi ci sono ritiri, assenze dovute al lavoro .. le vacanze non sono così numerose: durante l’anno poche e a fine campionato quel poco per riprendersi, e tornare subito a casa per iniziare i ritiri estivi. Di pro però ci sono le feste, gli eventi sociali dove la moglie di X può intrattenere dei rapporti spesso con altre come lei e sentirsi quindi meno sola, questo quando le cose vanno bene. C’è però il caso inverso, quando le cose vanno male: prima della fine di questo campionato, il sig. Edison Cavani, annuncia che il matrimonio con la sig.ra Soledad è finito e ora presenta al suo fianco  una campana bella ragazza pacioccona con la quale si intratteneva negli ultimi tempi, peccato che proprio in questi “ultimi tempi” la sig.ra Soledad sia volata a casa sua per partorire, niente di strano che una donna voglia affrontare un così delicato momento e desiderare un ambiente più amicale e consono alla sua cultura, o magari desiderare vicina sua madre stessa. Bene, e’ in  questo “nel mentre” che “il matador” annuncia la novità che lo riguarda.

E’ un mondo quello delle wags  dalle leggi molto dure a cui non si perdona niente e dove si ha sempre torto  ma senza un regolare processo,  una cosa è certa, che l’arrivo della nuova fidanzata del Cavani e la nascita del secondo figlio cade un po’ in contraddizione, d’altronde la sig.ra Soledad questo bambino da sola non l’ha fatto.

Comunque la posizione economica del centravanti del Napoli risarcirà tutti quanti, soprattutto il dolore di Soledad, che dall’Uruguay ha seguito un uomo che non era nessuno.

Ma non sono tutte così “fortunate”, ci sono quelle che tornano a casa senza “liquidazione”, dopo aver anch’esse sacrificato anni ad un un uomo che non le ama più. E’ anche vero che i calciatori sono delle prede profondamente appetibili per signorine senza scrupoli le quali dopo poco tempo suggellano il legame con la nascita di un figlio. Insomma ognuna utilizza le risorse che può.

Un altro problema che coinvolge la nostra coppia X, è la chiusura della carriera calcistica del marito, magari sofferta ma adeguatamente remunerata, il nostro X non essendo un “Del Piero” o un “Totti” si trova a fare i conti con l’età e la fine carriera, che può essere drammatica  se non si è messo “fieno in cascina”. Le quotazioni improvvisamente calano, e l’opportunità di “riciclarsi” nel medesimo mondo è improbabile, visti  i pochi posti disponibili tra allenatori o dirigenti. Ammettiamo che il nostro X sia fortunato e si imbatta in un’opportunità di lavoro in “ufficio” presso un club, intanto gli introiti calano e la prospettiva che duri nel tempo non è garantita da nessuno, insomma sempre con la valigia in mano, con contratti al massimo annuali e con moti meno soldi di prima ma con il triplicare delle ore di lavoro, con rare se non nulle vacanze. A questo punto il legame della coppia X se è resistito, è messo a dura prova. I soldi sono meno, il tenore di vita è ridimensionato,  e lo “sballottamento”  da una parte e dall’altra è garantito. Ecco che la coppia X diventa a rischio. Se prima i guadagni sopperivano alle mancanze, il divenire la vita sempre più precaria e scomoda fa venire i nodi al pettine, investendo la nostra wag di una crisi esistenziale che porterà ad un divorzio o una separazione, e solo una minoranza  supera e va avanti.

Per noi non addetti ai lavori, ci sembra impossibile e strano che sia così, perchè noi ci riferiamo alle star, ai grandi nomi, ma non è il mondo reale .. anche il calcio è fatto di persone comuni che devono combattere per rimanere a galla.

 

 

Lettera del Presidente Andrea Agnelli al comitato ”Per non dimenticare Heysel”

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Jovetic

L’hanno valutato troppo. Anche per Berbatov, anche per i noti fattori ambientali. Non è sulla carta l’uomo che cambia la sorte di una stagione europea: c’è del fascino nel duo slavo con Vucinic ma non fa per me.

Higuain

La penso come Moggi: mi tengo gli italianissimi Matri e Quagliarella.

Ibrahimovic

Era l’uomo ideale per farsi due stagioni ambiziosissime in Cl. C’erano tutte le condizioni: lui ne aveva voglia, noi bisogno, l’età di lui e i tempi di Conte sulla panca Juve erano giusti. Poi s’è fatto marcia indietro montando un po’ della solita panna giustificazionista di queste sbarbine cresciute a business plan e sport americani. I conti, le plusvalenze, il profumo del lavoro e della merenda della mamma per i bravi bambini. In realtà per fare la Juve oggi come ieri bisogna essere al vertice a tutti i costi e con tutti i mezzi. All’italiana, con più amici che regole. Perché la Juve o è padrona o è in prigione.

“Perche’ io valgo”

Antonio-Conte

 

scritto da Luna23

 

E’ cosi che recitava un verso  pubblicitario di un noto shampoo per capelli, di una multinazionale che aveva scelto una celebre top model per consigliarlo alle donne con autostima quanto la sua, qui pero non parliamo di prodotti nemmeno di donne, ma di uomini, uno in particolare che e’ Antonio Conte. La Juventus ha vinto l’ultimo scudetto grazie a lui, la sua abilita’ ha consentito ad una squadra mediamente forte di vincere con un notevole margine sopra le altre, lasciando gli avversari a bocca aperta.

Cominciando dall’inizio per Conte e’ stata una pessima annata, i suoi nemici e quelli della Juve hanno cercato di annientarlo, il sistema giudiziario lo ha condannato con un processo improprio probabilmente ingiusto ed irregolare, le emittenti televisive ed i loro inadeguati commentatori lo hanno braccato violando ogni domenica la sua privacy, i suoi nemici lo hanno insultato, ridicolizzato e messo al bando da una classe arbitrale inadempiente e di parte, poco ci mancava che lo mettessero su una pira a dargli fuoco. Ma come tutte le persone forti e consapevoli del proprio valore si e’ rialzato ed e’andato avanti, con la sua societa’ che non ha mai messo in discussione il suo operato Conte oggi e’ un uomo vincente non solo sul campo ma nella vita.

In queste condizioni e’ riuscito a vincere anticipatamente lo scudetto e a portare tre le prime 8 squadre in Europa la Juventus, non faceva paura la Juventus, faceva paura lui.

La Juventus ha vinto perché’ …

Senza dubbio per Antonio Conte, e per il centro campo che attualmente e’ il piu forte in Italia, nonostante il rendimento discontinuo di Pirlo, Paul Pogba e Arturo Vidal hanno preso le redini della squadra mantenendone l’assoluto primato, nonostante l’ attacco che ha deciso di piantarci in asso nel momento più delicato della stagione. Anche la difesa e’ stata solida ma non sempre perfetta, l’assenza prolungata di Chiellini si è fatta sentire, la bravura del tecnico salentino, quella di valorizzare le doti anche di chi non e’ un genio del calcio e’ stata la risposta giusta ed i nostri nemici devono farsene una ragione.

Come abbiamo detto in precedenza l’attacco e’ stato deludente, soprattutto per i tifosi carichi di aspettative,  e con qualche responsabilità del tecnico che ha insistito con fissazioni destinate a fallire. La percentuale dei gol segnati dai nostri bomber e’ stata inaspettatamente bassa, a parte qualche impennata momentanea, gli attaccanti hanno incrociato le gambe e ai centrocampisti e’ toccato sopperire alle loro mancanze.

La bravura organizzativa di Conte ha fatto si che a saper mescolare “le carte” se ne esce vincenti.

Gli avversari hanno perso perché …

Premettendo che la Juventus non fosse imbattibile, i nostri avversari sono nell’ istante in cui la Juve ha offerto il suo fianco debole, precipitati in un flop micidiale, mai come quest’anno s’e’ visto così tanto fumo e nulla arrosto, a partire dal Napoli, che troppo “Cavaniforme” ha perso l’occasione per rimontare la Juve, stessa cosa per il Milan “Balottellizzato”  super favorito e protetto dagli arbitri, stava colando a picco a causa di un allenatore dai limiti evidenti e troppo polemico per tirare fuori la sua squadra dalla spirale perdente. Inter e Roma quest’anno mai pervenuti la Forentina con un tecnico esordiente, agile e scattante non e’ riuscita ad essere la vera avversaria della Juve, per la giovinezza e inesperienza del suo tecnico. In crescita ma non ancora maturo.

Vedremo cosa succederà la prossima stagione, Conte vorra’ vincere la Champions inoltre allo scudetto numero tre, se il campionato sara’ impresa fattibile, la champions invece no. Il centrocampo forte non bastera’, servono attaccanti e uno sguardo alla difesa andrebbe dato, perché Barzagli non e’ nel fiore degli anni e potebbe essere improbabile che ripeta una stagione come quella appena passata.  Pensiamo anche agli avversari, i quali vorranno tornare competitivi. Il Napoli ha assunto Benitez e l’Inter Mazzarri, insomma normale amministrazione, intanto archiviato il campionato i giri di valzer del mercato affollano le pagine dei giornali si parla di Jovetic, di Higuain, per noi, speriamo solo che arrivi qualcuno di utile e che i Bendtner o gli Anelka siano acqua passata.

Nel frattempo pare che i dissapori tra “nemici  e Juventus” si siano smorzati, Mazzarri l’odiatore, il nemico numero 1 di Conte e della Juve, rea di avergli soffiato la super coppa e tante altre cose, sembra abbiano firmato una piccola tregua almeno mediatica, si sa .. La Juventus e’ una grande societa’ e come tale e’ in grado di superare i momenti difficili mettendo tante pietre sopra alle brutte cose. Perche’ al ” guadagno” non si comanda e oggi e tempo di grandi affari.

 

 

 

 

 

 

 

29 Maggio 1985 – 29 Maggio 2013.

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ACERRA ROCCO, BALLI BRUNO, BOS ALFONS,BRUSCHERA GIANCARLO,CASULA ANDREA, CASULA GIOVANNI, CERULLO NINO, CHIELENS WILLY,CONTI GIUSEPPINA,DAENINCKX DIRK,FABBRO DIONISIO, FRANCOIS JACQUES, GAGLIANO EUGENIO, GALLI FRANCESCO, GONNELLI GIANCARLO, GUARINI ALBERTO,LANDINI GIOVACCHINO, LORENTINI ROBERTO, LUSCI BARBARA, MARTELLI FRANCO,MESSORE LORIS, MASTROIACO GIANNI,MAZZINO SERGIO, PAPALUCA LUCIANO,PIDONE LUIGI,PISTOLATO BENITO,RADCLIFFE PATRICK,RAGAZZI DOMENICO,RAGNANESE ANTONIO,ROBERT CLAUDE,RONCHI MARIO, RUSSO DOMENICO,SALVI TARCISIO, SARTO GIANFRANCO,SPALAORE GIUSEPPE, SPANU MARIO, VENTURIN TARCISIO,WALLA JEAN MICHEL, ZAVARONI CLAUDIO.

 

LA GERMANIA TRA CALCIO E POLITICA.

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articolo a firma di eldavidinho

Qual è la squadra migliore? Soprattutto, ha vinto la squadra migliore? Ha vinto quella che ha meritato di più? Cominciamo col dire che questo Bayern che pone fine, almeno per ora, all’epoca del Barcellona, ricorda non troppo lontanamente la Juve di Lippi che chiudeva il ciclo Ajax anni ’90. Una squadra fortissima, per carità, ma che nessuno pensava fosse così fenomenale. Forse un po‘ sottovalutata da tutti all‘inizio di questa Champions, anche da noi. Un dominio che sancisce probabilmente la fine del ciclo catalano(anche se non è detto che finisca proprio nell’anno in cui hanno vinto la Liga dominandola con estrema facilità) ma che non apre ancora quello dei nuovi marziani del Bayern, seppur si tratti dell‘ evoluzione naturale e moderna del Barcellona, una macchina perfetta che pare essersi inceppata. Spaesato e surclassato nel doppio confronto, il Bayern ha gestito i ritmi, alternato momenti di possesso ad altri di copertura, controllo ed organizzazione. Ha messo a nudo i difetti di una squadra che, per anni, non ha mai trovato una valida alternativa di gioco al tiki taka, risultando impreparata al cospetto di un Bayern che ha costretto sulla difensiva una squadra che, in passato, non si è mai difesa, ha sempre attaccato. I difensori, infatti, hanno mostrato grandi carenze in marcatura, abituati solo ad impostare, e tutta la squadra ha sofferto il non-atteggiamento-passivo del Bayern, martellante, pressante, asfissiante, aggressivo, propositivo. Quantità e qualità. Consapevolezza dei propri mezzi, atteggiamento giusto nell’essere una squadra. Espressione del nuovo calcio a 360°. Così il Bayern ha sconfitto un Barcellona che, insomma, dopo aver dominato in lungo e in largo, è in fase declinante; il suo gioco da brillante sta diventando monotono e sempre più basato sulla presenza di Messi. L’ascesa del Bayern sta assumendo i “contorni darwiniani dell’evoluzione”. La differenza la farà la continuità negli anni, quella continuità che un Barca comunque grande ha avuto e dato sino ad ieri. Un marchio di fabbrica momentaneamente superato da quello bavarese che deve riuscire a riconfermarsi per essere etichettato come il vero nuovo modo di giocare a calcio. è indubbio che la squadra di Heynckes abbia preso come modello il gioco blaugrana e lo ha fatto proprio con adattamenti precisi, con la grande progettualità della società in sede di mercato, di merchandising e di marketing. Già, perché il segreto sta proprio nelle solide basi finanziarie, per il Bayern così come per il Borussia. Due squadre che hanno anche nel settore giovanile e nello scouting un altro dei loro segreti. Con 368 milioni di € nel 2012, il Bayern è la quarta squadra al mondo per ricavi, con un incremento rispetto all’anno prima di circa 40 milioni. I bavaresi sono una vera e propria macchina da soldi: 85 milioni arrivano dal solo botteghino, sempre sold out anche grazie al congelamento dei prezzi rispetto alla precedente stagione, mentre ben 202 milioni arrivano dalle sole attività commerciali. Nessun club al mondo è mai riuscito a raggiungere un simile bottino, esclusi biglietti e diritti TV. Una potenza finanziaria sproporzionata anche per un campionato fiorente come la Bundesliga, se è vero che il Borussia Dortmund, 11^ al mondo per ricavi, ha raccolto nel 2012 un fatturato di 189 milioni, in crescita del 40% rispetto all’anno precedente, e un utile netto di 34 milioni. Al momento, il club è al nono posto nella classifica dei fatturati. Barcellona e Real Madrid, quindi, hanno perso contro, al confronto, poveretti, nella semifinale di Champions, perché se, come già detto, il Bayern è il quarto club calcistico al mondo per ricavi, il secondo (a quota 483) è proprio il Barcellona. Mentre il primo, cioé il Real con 512, è stato superato da un Borussia Dortmund che nella classifica dei soldi è dietro al Milan (256), poco dietro alla Juventus (195), ma davanti a Inter (185), Napoli (148) e Roma (115). In altre parole, i fatturati non fanno vincere, quelli “degli altri”, poi, non devono neanche essere una scusa in caso non si vinca, ma non devono neanche essere presi sottogamba, perché ti permettono di spendere. E di vincere se spendi bene.
Un fatturato che è, però, quasi la metà di quello del Bayern, quello del Borussia. E stiamo parlando della seconda squadra più ricca di Germania. Capace comunque, grazie al ritorno in Champions League, di aumentare i suoi ricavi quasi del 50% in un anno e di gettare completamente alle spalle il fallimento tecnico di 7 anni fa. Un meraviglioso miracolo imprenditoriale e di competenza calcistica, perché il passivo ammontava a 140 milioni, situazione che li costrinse ad accettare un prestito dai nemici del Bayern per pagare gli stipendi e infine vendere anche lo stadio. Stava annegando, il Borussia, perché i suoi dirigenti avevano esagerato con le spese dopo i fasti degli anni Novanta, quando nel 1997 era arrivata la vittoria in Champions (in finale ai danni della Juventus). Poi, nel 2006, tutto riparte: un prestito provvidenziale della Morgan Stanley consente al club di sopravvivere, e ripartire. Da quel momento si sceglie l’unica strada percorribile, cioè quella che dovrebbero seguire tutti: si lavora sui giovani, mentre sul mercato si cercano talenti a basso costo ma di sicuro avvenire, impresa per la quale bisogna essere attrezzati di competenza e professionalità. Dopo due stagioni difficilissime tra il 2007 e il 2008, in cui il BVB rischia la retrocessione, la risalita inizia con l’ingaggio di Jurgen Klopp come allenatore, il 1° luglio 2008. Il giovane tecnico, che all’epoca ha 41 anni, comincia a plasmare la squadra lavorando sui ragazzi, ricreando il senso di appartenenza che era stato uno dei segreti del Borussia anni Novanta, imponendo un gioco tecnico e velocissimo, spettacolare. il club torna a vincere la Bundesliga due volte, nel 2011 e nel 2012, con una squadra forte e giovanissima, perché l’età media è di appena 24 anni. Capiamo bene, dunque, di che calibro siano i giocatori di Borussia e Bayern, da dove arrivino e con quali modalità siano giunti in queste due squadre. Il Borussia ha trovato nello scouting con acquisti low cost, nelle operazioni condotte con fiuto e lungimiranza e nella coltivazione maniacale del bel gioco e del tasso tecnico dei propri giovani la formula magica per esplodere, arrivando quarto nel girone di Champions dello scorso anno con la stessa squadra di quest’anno. Perchè i progetti vincenti si costruiscono col tempo e con la pazienza. Quando invece hai a disposizione entrate pressoché doppie, come succede al Bayern, il gioco cambia: il club bavarese ogni anno ha un obiettivo chiaro, il miglior giocatore della Bundesliga nel ruolo, da ingaggiare senza badare a spese. Spendendo bene dunque si vince. Non spendendo e basta. Questo ti permette, ogni anno, di migliorare il fatturato attraverso i risultati sportivi, di acquistare giocatori forti con maggiori probabilità ma di permetterti anche un margine di sbaglio, errore, sul mercato, più ampio. Perché i flop li fanno tutti. Può capitare. Ma la bravura sta nel farli influire il meno possibile nei risultati sportivi. Il modello tedesco, insomma, non esiste, se non nelle linee guida di buona organizzazione e buona gestione che caratterizzano quel paese in ogni suo aspetto. Intelligenza, fiuto, lungimiranza, lavoro, programmazione, competenza. Questa è la Germania di oggi, questa è la Bundesliga. Un movimento calcistico che ha fatto passi da gigante, recentemente, nella gestione delle proprie risorse. Due squadre così diverse e due modelli così opposti, per certi versi, eppure molto simili nel gioco che esprimono con equilibrio e movimento. Con qualità, forza, corsa, fantasia, tecnica, determinazione, organizzazione di gioco, collettivo. Il calcio tedesco è l‘evoluzione di quello spagnolo. Il Bayern mette i soldi, ma è in attivo. Il Borussia mette le idee. Vende i migliori e vince. Poi ci sarebbero anche Klopp e Heynckes, due personaggi di sport veramente positivi. Sorridenti, leali, dal volto pulito, sportivi. Heynckes lo conosciamo tutti, eppure sembra più moderno di tanti allenatori giunti alla ribalta, Klopp, invece, primo anno sesto, secondo anno quinto, da noi non sarebbe arrivato a fare neanche due anno sulla stessa panchina. Poi due scudetti e quest’anno la “consolazione” della Champions dopo il -20 in campionato.

La politica della serietà, degli investimenti e della redditività, insomma, funziona. Un trionfo anche in senso più globale, se si pensa che le banche spagnole indebitate con quelle tedesche (come lo sono le nostre) indirettamente indebitano i loro club con quelli di altri paesi. È una chiave di lettura magari un po’ forzata ma interessante, quella di tracciare parallelismi tra calcio e politica. Borussia e Bayern, a livello territoriale, sono espressione di Renania Settentrionale – Vestfalia e Baviera, rispettivamente prima e seconda regione più produttive di quella che è la locomotiva dell’economia europea: la Germania, appunto. Restano fuori, invece, due big del calibro di Real e Barça. Società dai palmares scintillanti, ma dai conti non altrettanto ineccepibili. Due club che, meno di un anno fa, erano stati investiti da uno scandalo clamoroso, la bufera sugli aiuti concessi dall’Unione Europea alle banche spagnole: queste, invece di utilizzarli per rilanciare l’economia iberica, li avrebbero usati con estrema disinvoltura per concedere ingenti prestiti alle due società. Per pagarne i debiti e gli stipendi milionari. Detto questo, non bisogna trarne conclusioni sbrigative e superficiali. Sarebbe eccessivo arrivare a dire che in finale ci sono due tedesche perché la Germania è il traino dell’economia continentale. È però legittimo limitarsi a rilevare che, comunque, mai come oggi gli assetti dell’Europa calcistica sembrano ricalcare quelli dell’Europa politica ed economica. Se non altro, perché ormai è un dato di fatto. Vi starete chiedendo ancora quale sia la squadra migliore e se abbia vinto veramente la squadra migliore. Che importa. è certo, però, che si siano incontrate le due squadre migliori. E che abbia vinto quella che ha sbagliato meno sottoporta, per demeriti propri più che per meriti della difesa avversaria.

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ricchiuti43

E’ finito il campionato dimmi in breve promossi bocciati e da rivedere.

Della Juve, promossi tutti perché s’ vinto e fatto bene. La società è da rivedere ancora, può decidere finalmente di dare retta alla realtà e meno retta alle strategie. Degli altri promuovo chi nonostante tutto resta sempre a galla: Milan in primis.

Fra i nostri lettori ci si chiedeva perché hai definito “pericoloso” Del Piero per quelli della società.

Perché è l’unico Garibaldi a Caprera che può, emotivamente, rompere le palle a qualcuno di pari età che regge la Juve come la reggerebbe Del Piero. Conto terzi. Del Piero ad Ellkann piacerebbe molto di più del cugino: niente Calciopoli, una immagine meno confindustriale, un gradimento dalle Alpi alle piramidi.

A parer tuo può bastare a ricucire il rapporto la stretta di mano che si sono dati col presidente in occasione della mostra sugli Agneli?

Una stretta di mano non ha mai ricucito ambizioni contrastanti. Può servire a volte a misurarsi reciprocamente le forze. Ma spesso le mani, e le forze, sono sudate.

 

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