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Crediamoci

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di Davide Peschechera

Un Benfica che non è parso irresistibile, una Juve che non ha sofferto più di tanto ma che ha perso, offrendo una buona prestazione, non la migliore della stagione ma una delle più convincenti in campo europeo. Il rammarico è non aver approfittato di un Benfica più normale di quello che credevamo. Per questo il risultato un po’ di rabbia la deve fare. Problema tattico o mentale?  Davanti ad un Benfica tutt’altro che impenetrabile, la Juve ha mostrato ancora quel malessere internazionale, più per l’aspetto del risultato che per quello del gioco. La partita è raddrizzabile, la situazione non è irrecuperabile, la partita del Da Luz può essere un’altra lezione utile per crescere. Nonostante le similitudini con la maledetta partita di Monaco dello scorso anno per l’inizio di partita, con una Juve non subito concentrata e il Benfica al settimo gol su tredici realizzato su calcio da fermo, sembra che manchi la predisposizione ad affrontare le partite che contano nelle coppe. La Signora che fa 90 e paura a tutti in Italia, è sempre più in difficoltà del dovuto in Europa. Ci si chiede sempre se quest’anno saremmo stati all’altezza delle 4 semifinaliste di Champions con un Tevez in più. Ma ogni volta dal campo non arriva mai una risposta netta e certa, rimanendo un grande punto interrogativo in campo internazionale. Approccio blando e spaesato, un quarto d’ora di sbandate difensive, furore assoluto del Benfica, lanci di Bonucci, fuorigiochi di Vucinic e sofferenza del pressing altissimo dei lusitani. Scelta sbagliata quella di puntare su Vucinic, col senno del poi. Inizialmente comprensibile, però, dopo esser stato determinante col Lione al fianco di Giovinco. Capibile, quando Conte dice che «Mi serviva un calciatore che sapesse tenere palla e attaccare gli spazi. Avevamo studiato bene il Benfica, che tiene la linea molto alta». Il dubbio che ricorre sulle labbra dei tifosi juventini è perché mai, di fronte a un obiettivo primario come l’Europa League e al distacco monumentale ai vertici della A, l’allenatore non abbia schierato al fianco di Tevez l’attaccante attualmente più in forma (Giovinco) o il centravanti titolare per eccellenza, sulla carta (Llorente). Conte non fa mai la mossa che i tifosi vogliono eppure ha spesso ragione. Una verità è che Conte sta usando un bilancino speciale, nel gestire queste settimane di una stagione sfiancante, a lungo cavalcata tirando il motore al massimo. Riteneva utile titillare gli stimoli finali di Vucinic. E creare i presupposti per colpire anche in contropiede, probabilmente proprio con Giovinco, un Benfica più stanco e impreciso, tant’è che quando ha inserito Giovinco al posto di Vucinic, l’attaccante ha indicato ai compagni il 4-3-3 con la mano, perchè poi sarebbe entrato probabilmente Osvaldo per Asamoah. Poi Tevez ha segnato e Conte è rimasto sul 3-5-2. Voleva risparmiare Llorente, destinato a scendere in campo contro il Sassuolo appunto al fianco della Formica, come nelle ultime partite di campionato con Bologna e Udinese. Un po’ come ha inteso non accelerare con Barzagli. Le esigenze del turnover, che si appoggiano su ragioni fisiche, motivazionali e tattiche, sono note al tecnico e variegate per definizione. E vanno ben oltre anche una possibile staffetta tra Isla e Lichtsteiner, ora che si riparla di campionato. Che Conte non abbia timori a prendersi pure dei rischi, tra ciambelle col buco e insoddisfazioni pratiche, è storia. Consola la prospettiva che il risultato è rimontabile e ribaltabile. La sconfitta non deve condizionare il giudizio sulla partita disputata. Questa sfida dura 180 minuti. il 2-1 fuori casa non è un cattivo risultato.

Sul gol di Garay, Conte ha detto che “sui calci da fermo marchiamo a uomo”. Ecco, difesa bianconera immobile. Distrazione fatale. Buffon impietrito si tuffa male e tocca appena. Bonucci ha grosse, grandi responsabilità sul primo gol dove non prova neanche a saltare sul centrale argentino e si fa fregare, molte meno su quella di Lima. Al di là della bella, veloce, fulminea azione, la disattenzione è di Pirlo che non segue l’inserimento di Lima. Quello di Pirlo è un errore di lettura. Pirlo non si abbassa mai e non deve abbassarsi in genere, ma nella situazione specifica, con Chiellini forte sull`uomo e Bonucci piuttosto lontano avrebbe potuto (dovuto) leggere la situazione e occupare quel corridoio. Perché Chiellini segue Cavaleiro, Almeyda viene controllato prima da Bonucci, poi da Caceres. Unica vera distrazione della ripresa pagata cara. 2 su 2, ma accade spesso così.

Partiamo dai punti deboli evidenziali dalla Juve: abbiamo sofferto molto, e ancora, sui calci da fermo, la qualità e il tasso tecnico sugli esterni è inferiore rispetto ad altre parti del campo (non ci possiamo aspettare sofismi tecnici da Lichtsteiner, Isla e Asamoah che, nonostante tutto, spesso si trovano a tu per tu col portiere di turno con una facilità quasi disarmante agli occhi dei tifosi), come quell’ultimo passaggio che manca sempre una volta arrivati al limite dell’area avversaria, errori che possono costare cari concedendo delle pericolose ripartenze. La Juve ha un allenatore che fa dei movimenti di squadra  e della propria economia di gioco un dettato costituzionale. Proprio la ricerca esasperata dello schema, la mancanza di praticità, è la croce e la delizia di questo impianto di gioco, che tanto ci fa vincere in Italia e tanto ci fa riflettere con le mani tra i capelli in Europa. Penso che il 50% delle nostre azioni manovrate non si finalizzi proprio per la mancanza di quella spontaneitá che non c’è negli ultimi metri. Si dice spesso che la Juve gioca difficile e, in generale, la Juve soprattutto a squadre “aperte” cerca ancora giocate e soluzioni talvolta eccessivamente difficili per i parametri europei. Invece il Benfica gioca, in fase di possesso, un calcio elementare. Che non è per forza un male, anzi. Giocano un calcio abbastanza elementare anche Chelsea e Atletico Madrid, semifinaliste di Champions League(per ricollegarmi al discorso accennato sopra). Credo che Conte troverà una bella via di mezzo tra questi due estremi nel futuro, ne sono certo. È la mossa che ci farebbe fare un notevole salto di qualità.

Torniamo a noi. Qualche errore di troppo dei bianconeri sulla trequarti avversaria, errori banali, occasioni sprecate, con un Benfica che concede molto. Bisogna saperne approfittare meglio. Il Benfica è una squadra temibile, ma che la Juventus può battere. I lusitani hanno evidenziato molteplici limiti strutturali, soprattutto su possesso consolidato da parte della Juve che anche con una certa frequenza ha attaccato il lato debole della difesa lusitana e ha creato azioni pericolose. Insomma, punti deboli ne hanno e in trasferta potrebbero emergere anche in maniera nitida. Il fattore campo ha influito al Da Luz e influirà anche allo Juventus Stadium. Al ritorno serviranno esterni alti, dinamismo in mezzo al campo, cinismo in fase realizzativa, cattiveria, fortuna, lucidità, tante componenti che si completano. E qualche inserimento in più da parte delle mezzali, eccessivamente schiacciate sulle punte nel primo tempo. In questo senso manca come il pane Arturo Vidal che bene sa prendere il tempo ai fianchi dei difensori e bene sa allargare le difese avversarie.

Da sottolineare c’è il fatto che il Benfica ha segnato subito e per questo ha condotto per larghi tratti una partita di contenimento. Come a Monaco lo scorso anno, come sarebbero finite entrambe le trasferte senza il vantaggio iniziale lampo? Nel primo tempo la squadra di Conte, soffocata dal ritmo dei rossi e pure presa in contropiede, rischia di subire il secondo gol con ripartenze ficcanti, veloci e dirette. La transizione offensiva del Benfica è questa, attaccando la Juve su spazi ampi e aperti per muovere la difesa a tre, disinnescando le fasce laterali bianconere dove Lichtsteiner e Asamoah si trovano presi in mezzo da Markovic e Andrè Gomes che si allargano molto bene e raddoppiati da Rodrigo e Sulejmani in fase di possesso. Quella di non possesso invece è stata coraggiosa e aggressiva con una linea difensiva sempre piuttosto alta.

Conte, tuttavia, nella ripresa ha risposto alzando ancor di più il baricentro della squadra, ha chiesto alle catene laterali scalate difensive ancora più aggressive, con gli esterni alti ed i difensori laterali molto pronunciati in avanti, rispetto a quelle mostrate nel primo tempo, in modo da accorciare la squadra e non lasciare lo spazio sufficiente per le ripartenze avversarie. I portoghesi hanno esasperato la ricerca del fuorigioco. Ancora paziente giro palla, meno verticalizzazioni, più attacchi laterali, ricerca della giocata sul lato debole e inserimenti delle mezzali.

Infatti prima Vucinic serve sulla corsa Marchisio che allarga la difesa del Benfica e crossa per la testa di Pogba, poi Pogba apre sul fianco sinistro della difesa del Benfica per la corsa  di Lichtsteiner(manca il gol Marchisio che non chiude sul primo palo, poi nel secondo tempo spara su Artur), infine il gol nasce da un’apertura di Marchisio sul fianco destro della difesa del Benfica per Asamoah che scarica su Tevez. Due occasioni nitide volute e cercate e un gol. Su azione manovrata il Benfica non è più riuscito ad impensierirci ma i lusitani non sono più riesciti a consolidare il possesso palla come nel primo tempo.

Poi si è sbloccato Tevez. La rete in Europa gli mancava dal 2009, quando vestiva la maglia del Manchester United (vittima il Porto, tanto per restare sul posto). Il suo gol è una manna dal cielo e fa passare la sconfitta in secondo piano perché i giochi sono ancora del tutto aperti. Ha fatto tutto lui, ne ha fatti sedere due, poi ha bucato la rete. L’Apache nel momento più importante. Straordinario, fine del digiuno. 1842 giorni dopo. Da una portoghese a una portoghese. Azione di prepotenza e cattiveria agonistica.

Juventus quindi a due facce, impacciata nel primo tempo, intraprendente nel secondo. Qualche errore che mina sempre il percorso e la volontà ogni volta di recuperare.

In conclusione. Una gara che ad un certo punto la Juve avrebbe meritato di vincere si trasforma in una sconfitta causata da errori elementari ed evitabili. C’è di buono che la consapevolezza, la fiducia di una squadra che, in un ambiente caldissimo, ha retto l’entusiasmo degli avversari, superando il primo momento di smarrimento, ricostruendo piano piano la propria partita  e imponendo all’avversario ritmi elevati. Ho sentito tifosi dire che la Juve è lenta e noiosa, fidandosi di una sensazione e senza dare un reale significato alle parole. Gli addetti ai lavori, invece, parlano sempre di una Juve impressionante, che arriva in porta sempre con una certa facilità e che ha la capacità di chiudere l’avversario in gabbia e bombardarlo sin quando non si arrende, sportivamente parlando. Chiedete ad Artur.

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Non è finita fino a che non è davvero finita.

Benfica vs Juventus

 

Articolo di Alessandro Magno

 

Partiamo dalla fine. Il risultato è buono. Per quello che si è visto in campo penso di poter dire che sta anche molto stretto alla Juve. Risultato che è anche ampiamente recuperabile. Ora veniamo alla cronaca. Il Benfica mi è sembrato tutt’altro che trascendentale, una squadra che è un mix di giovanotti, vecchietti e giocatori scartati da altri club più importanti. Tolti i primi 15 minuti in cui al solito ci siamo cagati addosso , non mi hanno fatto nessunissima impressione. Pressati, questi qua, non riescono a fare 4 passaggi di fila. Quello che è lodevole invece di questa squadra è la mano del mister. Si vede chiaramente che hanno idee di gioco e l’azione del loro secondo gol ne è la testimonianza. Un accelerazione, una finta, un inserimento e noi siamo stati bucati come dei fessacchiotti. Difficile vedere le trame di gioco di Conte invece. Se Pirlo è marcato e deve impostare Bonucci con i lanci da dietro, siamo veramente all’anticalcio. Per fortuna che Pirlo nel secondo tempo riesce a prendere di nuovo in mano le redini del gioco ma certo sarebbe auspicabile avere delle alternative valide. Bonucci poi anche sul piano difensivo è un vero disastro. Colpevolissimo sul primo gol dove resta a guardare il suo uomo che salta e insacca. Mi spiace constatare come su questo giocatore i giudizi siano totalmente parziali. Brandendo la sua grande Juventinità gli si perdona tutto. Scusate,  pure io sono Juventino viscerale ma non è che per questo gioco nella Juve. Bonucci fra Real, Galatasaray e ieri  è il Re di disastri. Mi chiedo se è giusto continuare a insistere su un giocatore così che fa tutti questi svarioni. Al di la del volergli bene come ragazzo, poi queste disattenzioni le paghiamo sempre a caro prezzo.

Stesso discorso lo farei ieri per la genialata, lasciatemelo dire, di Conte, di schierare Vucinic dall’inizio. Notare, si è andati nell’inferno dello stadio del Benfica con un giocatore e mezzo in meno fra Leo e Mirko. Però! Ora io ho criticato spesso Conte per la mancaza di coraggio nei cambi di uomini e moduli, per la mancanza di osare quando bisognerebbe osare, per la mancanza di stupire. Bene se questo è come ci vuole stupire direi che è meglio se si sta fermo. Questa di Vucinic titolare ieri sera è la genialata dell’anno, al pari dell’esclusione di Quagliarella dalla lista Uefa in favore di Pepe. Quaglia che in coppa, negli anni di Conte è stato sempre il più decisivo, mentre Pepe probabilmente in Europa League non giocherà neppure un minuto. Ma Pepe c’è e Quaglia no. Ma torniamo a Vucinic. Mirko è ormai con la testa da un altra parte da mesi. Fra l’altro nella sua carriera non ha mai mostrato particolari doti di combattente e a Lisbona si sapeva che ci aspettava una dura battaglia. Fra l’altro mi pare che anche nella prima parte della stagione, quando ha fatto coppia con Tevez, i due non abbiano dimostrato chissà quale particolare intesa. Allora perchè me lo mandi in campo proprio ieri sera Antonio? Forse è l’ennesimo tentativo di recuperarlo alla causa per l’anno prossimo? Ancora? Certo è stata una grossa cazzata fattelo dire. In una partita da dentro o fuori, invece di pensare alla Juve e alla Coppa pensiamo al recupero degli irrecuperabili. Il bene del singolo (che poi bene non gli si fa) a dispetto del bene della squadra. Ma… Fino a che è stato in campo Mirko pur impegnandosi, si è trascinato sonnecchiando di qua e di la da par suo, senza nè particolari meriti nè lodi. Ma domando se Llorente stesse male o se Giovinco non poteva giocare da subito.

Misteri che ci porteremo dietro per una settimana sperando che non diventino nostri crucci dopo la partita di ritorno. Al di la di tutto io penso che siamo più forti di questo Benfica, a patto che però ce la giochiamo senza calcoli ma per vincere. Questa squadra per me a livello di rosa non ha nulla in meno di tante altre che fanno bene in Europa come il Borussia o l’Atletico Madrid. Gli manca ancora però quella mentalità vincente. Quella mentalità che ti fa andare in campo  consapevole della tua forza senza che ti tremino le gambe ogni volta. Quando avremo questa mentalità, allora saremo pronti per vincere anche fuori dell’Italia. Per il ritorno: fino alla fine forza Juventus.

Giovedi’ 24 aprile 2014 Benfica-Juventus Europa League – Lisbona

imageScritto da Cinzia Fresia

si torna in campo domani, Benfica e Juventus, a detta di molti, l’incontro delle due perdenti d’Europa, le quali si presentano con un organico non completamente in forma.

L’incontro sara’ inevitabilmente duro, in palio c’e’ la finale  ed entrambe le fazioni non si risparmieranno, Conte potra’ disporre di Tevez e della difesa titolare.

la Juventus si presentera’ all’appuntamento sicuramente determinata, ma non completamente serena, in testa c’ e’ ancora il campionato da vincere. Sara’ utile non farsi prendere dall’ansia e affrontare un ostacolo alla volta.

 

Ce la siamo fatta un po’ sotto ma è andata.

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Articolo di Alessandro Magno

Le ultime parole famose di mio figlio grande al gol di Pirlo: ” Dai per una volta abbiamo iniziato con la mentalità giusta”. Niente di più sbagliato, è bastata una distrazione in difesa, Buffon che forse poteva uscire e non esce, Caceres che probabilmente doveva esser al posto di Marchisio, Claudio che si perde l’uomo,  è il patatrac è fatto. Dal gol del Lione alla fine del primo tempo una Juve da cardiopalma. Mi sono preoccupato molto devo dire. Per fortuna Buffon ci mette un paio di pezze e per fortuna il Lione non è ‘sta gran cosa. Mi aspettavo  dopo il nostro primo gol una serata più tranquilla. Quello che non capisco è se dovremo andare avanti così, praticamente giocando un tempo a partita oppure , come pensavo, questo periodo di appannamento finirà presto, e riusciremo a fare un finale di stagione in crescendo. Devo dire se fosse la prima delle ipotesi che c’è da preoccuparsi. Ieri ho dato un occhiata alle altre e bene, ora direi che non si scherza proprio. Benfica, Siviglia e Valencia mi sembrano belle tostarelle e più o meno tutte in una forma migliore della nostra. A questo punto davvero questa coppa diventa una piccola Championsina e le squadre rimaste, se non sono di primissima fascia, sono comunque di tutto rispetto.

A proposito di fascie e quant’altro, ha fatto benissimo Conte nel post partita a puntualizzare sul ranking di cui non frega veramente nulla a nessun Italiano. Se da una parte abbiamo gli antijuventini tutti schierati a gufarci dall’altra è evidente che la Juve gioca solo per se e non per il ranking dell’Italia che anzi se potessimo affosseremmo quanto prima. Inutile nascondersi dietro un dito e fare i benpensanti di facciata. Bene che lo dica Prandelli, lui è il mister della Nazionale ok ci stà, tutto il resto è solo ipocrisia.

Ultima precisazione, il prestigio dell’ Europa League. Nessuno di noi men che meno il sottoscritto la pragona minimamente alla Champions. E’ evidente che quella è la competizione per antonomasia e che le squadre che vi partecipano sono sicuramente di rango superiore. Ora pero’ tra vincere questa e non vincere nessuna coppa è evidente che è meglio la prima scelta. Così come è evidente che eventualmente vincere questa coppa, insegna a vincere in Europa. Storicamente la Juve ha vinto prima questa Coppa prima di passare alle altre, così come hanno fatto molte altre squadre. Non bisogna neppure andare troppo indietro negli annali, oggi ad esempio, in semifinale di Champions troviamo Atletico Madrid e Chelsea che sono esattamente le ultime due vincitrici dell’Europa League. Lasciamo perdere chi dice di snobbarla e invece sta sgobbando e sudando sette camice per  accedervi. Siamo umili e non presuntuosi, le scuole si iniziano dalle elementari e poi piano piano si va all’università. Stiamo studiando per diventare grandi.

Lunedi 7 Aprile 2014 Juventus-Livorno ore 19 Juventus Stadium Torino

imageScritto da Cinzia Fresia

Ancora uno scontro insidiosissimo per la Juventus quello di lunedi, un Livorno in piena emergenza infortuni e in missione salvezza puntera’ sul tutto per tuttp, gli amaranto  sono pienamente consapevoli del valore della prima in classifica con questo ce la metteranno tutta ugualmente.

Anche per Conte non e’ un  momento semplice, considerando anche  le defaillance della sua squadra potrebbe fidarsi del turn over, preservando i titolari insotituibili per le partite a venire, in particolare Tevez.

Ovvio che la vittoria sia obbligatoria visto il momento di forma della Roma.

Mezza Italia con la Juve e mezza Italia col-Lione.

Lione-Juventus Europa League

 

Articolo di Alessandro Magno

 

E maledetti gufi per poco vi riusciva la serata pure Giovedì. E si perchè la juve è scesa in campo molle, svuotata. Soprattutto nel primo tempo bloccata. Il Lione aveva fatto la sua gabbia su Pirlo e anche sul resto dei cenotrcampisti marcandoli a uomo nemmeno fossimo negli anni 70. Tuttavia nella prima frazione, sulle fasce si è spinto zero, e Bonucci  poteva partecipare alla sagra del lancio sbagliato, infrangendo tutti i record, della serie: su una quindicina di lanci ne ha sbagliati 16. Mettiamoci poi la scarsa vena di Osvaldo che è sempre più proteso a fare il personaggio e non il calciatore e anche di Tevez, che era si voglioso, ma sbagliava anche lui parecchio, fra l’altro l’unica azione-gol degna di nota. Per quanto riguarda Osvaldo notavo insieme ad un amico che si sta Amaurizzando. Anche Amauri era convinto di essere un grandissimo giocatore. Credo che Osvaldo invece debba scendere al più presto dal piedistallo, sul quale fra l’altro ce lo ha messo colpevolemente anche Conte, sbagliando, escludendo Quagliarella dalla lista Uefa in virtù del nuovo arrivato che invece doveva ancora dimostare tutto. Ci ha tenuto a galla nel primo tempo un grandissimo Gigi Buffon e questa è una lieta notizia. Sarà difficile per gli altri farci gol con un Buffon così, e questo è un punto a favore da non sottovalutare.

Nella ripresa, complice la più che probabile sfuriata del mister nell’intervallo, si è scesi in campo con un altra mentalità e non con quella dell’amichevole di fine Agosto con cui si era giocato nel primo tempo. Subito si sono visti un Marchisio e un Pogba  più presenti e un Asamoah e un Isla che finalmente hanno inizato a spingere. Spingendo sulle fasce il Lione ha allentato la marcatura a uomo su Pirlo che ha iniziato a ricevere palloni e ha quindi evitato che fosse Bonucci l’incaricato di produrre il gioco per la squadra. Non me ne voglia Leo che ieri è stato grande, però a ciascuno il suo. Pirlo in regia è un altra roba e se poi aggiungiamo che abbiamo giocato con le palle alte e lunghe senza l’unico in grado di riceverle che è Llorente ed era in panca, la cosa va da se che ha dell’inguardabile. Va detto che sia Leo che Chiellini sono stati ieri nel secondo tempo degli attaccanti aggiunti e hanno voluto fortissimamente la vittoria più di altri.
A onore del vero va dato merito anche a Conte di aver azzeccato i cambi per una volta fatti anche per tempo. Vucinic e soprattutto Giovinco hanno dato vivacità al gioco e soprattutto il secondo ha il merito di aver scombussolato tutti i piani difensivi del Lione. Giovinco da quando ha smesso di credersi un gran fenomeno, e invece umilmente impara da Tevez, è diventato un altro giocatore e un altro uomo. E’ diventato utile alla causa e si sta ritagliando degli spazi importanti, nonostante Conte non ne conceda molti a nessuno eccetto a Osvaldo. Credo che sia lui che Vucinic possano essere molto utili in questo finale di stagione. Bene così, bisognava ipotecare la qualificazione subito per essere più sereni nelle prossime di campionato. Credo che questo Lione non sia in grado di vincere con due gol di scarto allo Juventus Stadium. Mi dispiace per i gufi di quella mezza Italia che è col-Lione. Natale arriva una volta l’anno e per voi è stato già Domenica al San Paolo.

Siamo umani

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di Davide Peschechera   

Dopo la sconfitta di Firenze di ben 5 mesi fa, la Juve incappa nella 2° sconfitta in campionato, a Napoli, senza il suo Tevez, senza segnare ma senza mai scendere in campo. Adesso potremo arrivare massimo a 102 punti, ma è bene fare il punto della situazione e non perdersi nel racconto dei record raggiunti o meno. Ultime 4 partite vinte tutte di misura, Buffon protagonista, Llorente e Osvaldo assenti ingiustificati. In fase di transizione offensiva, la Juve ripartiva da posizione troppo bassa, con due punte che non hanno la velocità per le ripartenze, costretti ad accontentarsi di sistematici duelli fisici e lanci verso il vuoto che spesso Pirlo e Caceres sono stati costretti ad effettuare. Vucinic ha toccato più palloni di Osvaldo (12 contro 9) nei pochi minuti in campo. È una bella notizia per un reparto martoriato tanto quanto quello del centrocampo. Digiuno di gol dopo 43 gare di campionato in cui siamo sempre andati a  segno. Il San Paolo resta l’unico stadio in cui la Juventus di Conte non è mai riuscita a vincere, dopo il pareggio per 3-3 di due anni fa e l’1-1 dello scorso anno.

Forse è impensabile andare a Napoli e lasciare un tempo a loro rinunciando ad attaccare. La Juve ha cercato di impostare la solita partita difensiva come fatto già contro Milan, Roma e Fiorentina ma non è riuscita a ripartire. Oppure, contro un Napoli che schiera il 4-2-3-1, se vuoi fare una partita attendista si dovrebbe schierare un 4-3-3 (o un 4-5-1). A specchio. Invece la Juve, per mancanza di uomini, cosa che spesso ha denunciato Conte, quando non riesce ad imporre il proprio gioco e difende, comincia il giochetto delle scalate difensive che coinvolgono Asamoah, Lichtsteiner, Pogba, Vidal. Senza la possibilità di poter avere il minimo margine di errore. Altrimenti ti puniscono. Ecco da dove nascono spesso i gol subiti. Poi vanno fatti comunque i complimenti al Napoli, che ha battuto al Juve con un grande Callejon, facendo la partita perfetta, con piglio e ritmo, con entusiasmo e studio, con molti duelli individuali vinti, soprattutto sulle fasce, circolazione veloce e decisa senza dare il tempo di ragionare ad una Juve in debito d’ossigeno. Insomma, atteggiamento giusto.

Tanti impegni ravvicinati con gli uomini contati, fattore che ha inciso a livello di brillantezza. Nessun turnover tra la partita di mercoledì col Parma e quella col Napoli. Vista la partita che abbiamo disputato, infatti, invece di schierare tutti i titolari Conte poteva almeno concedere un turno di riposo a qualcuno in questa gara. Invece, quando si parla di campionato, Conte sembra non sentire niente e nessuno, la formazione che scende in campo è sempre la stessa. Probabile vedere, dunque, in Europa League Padoin, Isla e Marchisio titolari. Persino Ogbonna, Peluso  e Giovinco, tutti contemporaneamente, se non fossero stati infortunati.

Poi un altro dato. La Juventus è la squadra che ha utilizzato meno giocatori in questa Serie A, 24. Stanchezza. Juve che ha pagato sotto il profilo atletico. Siamo umani. Ecco perché la sconfitta era prevedibile per tanti motivi. Non è che nel 2014 abbiamo fatto così bene. È una Juve un po’ in riserva, prima fisica e poi mentale. Una Juve che gioca un po’ al risparmio. Per la legge dei grandi numeri, prima o poi la formazione di Conte doveva fermarsi. Una volta ci esprimevamo meglio nei secondi tempi. Ultimamente giochiamo i secondi tempi su ritmi bassi, a ridosso della nostra area e lasciando il controllo del gioco agli avversari, a volte con poco equilibrio nel gestire ed esponendoci a rischi enormi, vedi la partita contro il Parma. Bisogna avere le idee chiare: o si chiude la partita sin quando ce n’è(come avremmo dovuto fare nell’andata di Coppa con la Fiorentina), oppure va bene contenere ma bisogna farlo almeno con difesa e attacco titolare, per garantire buone uscite difensive e difesa alta del pallone, facendo possesso, addormentando la partita ma non mollando completamente. Invece il tentativo di controllare si trasforma spesso in leziosità e mancanza di precisione e freddezza sottoporta. Come contro il Parma. Vittoria sofferta nonostante il 2-0 di fine primo tempo che, questa volta, ci avviava finalmente ad una partita in discesa e col minimo dispendio di energie. Invece, nel secondo tempo ci siamo abbassati, addormentati, abbiamo subito il 2-1 e non sembrava neanche che ci fosse superiorità numerica in campo. Diverso atteggiamento tra primo e secondo tempo tanto da assistere quasi a due Juve diverse, consegnando il pallino del gioco al Parma nel secondo tempo. Come  se subentra una certa pigrizia mentale, perché la squadra bianconera è consapevole di sapersi difendere in maniera egregia, con l’intenzione di risparmiare le energie e non concedere spazi. Ma imparare a riposarsi con il pallone tra i piedi, per non permettere agli avversari di prendere fiducia e di giocare, no eh?

Questa squadra ha la necessità di ritrovare la forza e l’energia mentale di affrontare le gare con grande intensità fisica e psicologica, ritornando a schiacciare il piede sull’acceleratore, senza pensare troppo alla gestione del risultato. Nelle ultime uscite si è vista una squadra troppo frenetica, che non è riuscita a consolidare il possesso palla, anche quando recupera in posizione bassa, cercando subito la giocata in verticale sulle punte o la giocata sugli esterni che, se pressati, entrano in difficoltà. Soprattutto in Europa. Ripercorrendo il percorso fatto in questa Europa League, prima di apprestarci ad affrontare la partita col Lione, già contro i turchi del Trabzonspor, in casa, la Juve non giocò per niente bene nonostante il 2-0. Una scelta, quella delle ultime partite tra campionato e Coppa, di attendere l’avversario nella propria metà campo. Non si possono neanche tirare fuori gli argomenti fatti sino ad oggi sulla mentalità e sull’approccio europeo se alla base c’è una precisa scelta del mister, soprattutto in Coppa. Quella delle ultime uscite sembra una squadra vuota, sfilacciata, col freno a mano tirato ma con priorità al campionato, chiarissimo e lampante. Ma con un distacco così netto sulla seconda, giocare con i titolari in Coppa è tanto sbagliato? A questo punto non si può neanche parlare tanto di errore quanto proprio di strategia, in UCL come in EL. Almeno contro il Trabzonspor abbiamo cercato di fare il secondo gol giocando più spregiudicati con tre punte e ci siamo riusciti, dopo i “cambi conservativi” che ci sono costati la qualificazione agli ottavi di UCL. Più dimestichezza e abbiamo osato, finito la partita con gli uomini migliori in campo, l’artiglieria pesante, e non con gli uomini peggiori come in Copenaghen-Juve, con De Ceglie e Giovinco invece di Asamoah e Llorente. Nell’1-1 interno di Coppa con la Fiorentina, invece, dopo Llorente per Giovinco, ecco puntuali i cambi Padoin per Isla invece di Llorente al posto di Pirlo e Pogba per Ogbonna.

Nessun tentativo di vincere la gara dopo aver perso l’occasione di andare a Firenze con più tranquillità, in un periodo pieno di gare, nonostante a Firenze, dopo un inizio un po’ incerto, con gambe contratte, passaggi strozzati e nessun coraggio di uscire a contrastare gli avversari, la Juve ha fatto la Juve, nel limite delle possibilità attuali. A differenza delle ultime uscite, in crescendo è stato il secondo tempo e non il primo. Nella ripresa, la Juve cambia marcia, comincia a macinare il suo palleggio lento, a tenere palla e a controllare il campo. Ne esce una squadra sempre attenta e sul pezzo fin quando la Fiorentina non ha mollato mentalmente. Partita tesa e decisa da un episodio. Fortunati e bravi a non perdere lucidità. Nonostante tutte le difficoltà.

Insomma, turnover obbligato in alcuni casi, vero, ma cervellotico non aver fatto giocare Bonucci, ad esempio. Giovinco, Ogbonna, Peluso, Isla, troppe riserve insieme in campo è un rischio alto, ma Conte continua imperterrito con quest’idea della “doppia squadra”, altro che turnover mirato e scientifico. È come se nella propria mente abbia due formazioni diverse che non possono assolutamente incrociarsi negli uomini se non in casi eccezionali (squalifiche e infortuni). Ogni volta avviene il restyling totale di fasce, attacco, a volte difesa e, se potesse, anche del centrocampo. Non crei una mentalità da grande squadra se affronti il Chievo come fosse il Barcellona, snobbando l’Europa. Dobbiamo imparare anche in Europa a dominare noi il gioco e la partita. Forse è questo che manca a Conte e alla squadra. Troppa, eccessiva attenzione al campionato e poca dedizione e inclinazione alle coppe. Il turnover si fa con il Genoa, con il Catania, non in EL. Invece noi facciamo il turnover con 11 punti di vantaggio in campionato. Boh.

La differenza tra titolari e panchinari c’è anche se ai fini del risultato influisce poco e questo è un complimento che va fatto al gruppo in generale. Perché nel 1° tempo con la Fiorentina all’andata, la stessa squadra, con 5 riservisti su 11 in campo, ha dominato la gara e rischiato di farne tre mentre i titolari, nella partita di campionato, hanno disputato un secondo tempo pessimo. Una chiave di lettura che a me piace molto è che fa giocare i panchinari in Europa per far fare loro esperienza e per farli sentire importanti all’interno della rosa. Conte credo che sia talmente convinto della squadra a sua disposizione e del gioco della stessa che non ha paura di nessuno, ne di presentarsi con alcuni giocatori panchinari in partite importanti della stagione. Resto quindi dell’idea che il problema principale sia quello di una condizione non ottimale, che ci può anche stare dopo aver tirato a mille fino ad un mese fa. Non che la squadra non sia potenzialmente in grado di reggere la doppia competizione, ma numericamente la rosa è un po’ corta quest’anno. Avendo fatto fuori Quagliarella e Vucinic, non si è rimpiazzato Matri con un quinto attaccante e avendo ceduto Giaccherini, non siamo stati in grado di comprare un quinto centrocampista. Io credo che sia questa la realtà dei fatti. E questo va ad intaccare sia le strategie di Conte, sia le dinamiche di squadra che ci portano a disputare gare molto altalenanti. È una Juve che va a folate, si fida dei colpi di cui sono capaci i suoi campioni(vedi le magie di Tevez, Llorente, Vidal, Asamoah, Pirlo) e si fida delle combinazioni e triangolazioni d’attacco estremamente precise e chirurgiche. Si specula molto sul risultato, più di quanto non abbia mai fatto. Un’ esigenza dettata dal logorio fisico-mentale che porta a questa necessità. Oggi si dice che la Juve vince grazie ai campioni, due anni fa sembrava di più grazie all’atteggiamento e al gioco. È in primis un problema numerico di uomini, che di modulo e di atteggiamento. Quando la Juve esegue l’ormai famoso “spartito”, non ce n’è per nessuno, quando non lo esegue è una squadra normale.

Poi credo fermamente che il terzo Scudetto consecutivo sia molto più del semplice obiettivo che ci siamo prefissati ad inizio stagione. È un’ossessione,una paura, come lo era l‘imbattibilità che ci bloccava all‘inizio dello scorso anno. Ma è una priorità assoluta annunciata. Anche se, a livello comunicativo, che benefici porta il parlare di priorità e focalizzare tutto su un solo obiettivo? Non che non fosse l’obiettivo unico e dichiarato già da inizio stagione, ma è meglio non dirlo, perché la Juve deve lottare su tre fronti. E poi, mettiamo che dopo Fiorentina-Juve dell‘andata le cose si fossero messe male, le “priorità“ sarebbero cambiate? Bisogna togliersi questo “peso“ per tornare a vedere una Juve reattiva e sgombra. Conte vuole cambiare e rischiare il meno possibile al momento e tirare sin quando può, con gli uomini più fedeli, col modulo che gli ha assicurato 2 anni di vittorie, col metodo di lavoro che ci ha portato sin qui. Si spiegano anche così alcune scelte testardi e apparentemente poco logiche del mister. Teme un calo finale e beffardo della Juve sull’obiettivo numero 1, dopo aver letteralmente sacrificato Champions League e Coppa Italia. Io credo che se si dovesse vincere il terzo scudetto consecutivo, il fatto di aver sacrificato e snobbato UCL, EL e TIMCUP spudoratamente, non farebbe gustare del tutto la vittoria di uno scudetto vinto in maniera apparentemente semplice. (Perché è stato il più difficile, più della sorprendente cavalcata del primo e della straordinaria conferma del secondo).

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Ogni tanto fanno festa a Rosic-Land.

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Articolo di Alessandro Magno
Portate pazenza siamo umani anche noi. A Rosic-Land sarà festa tutta la settimana. E vai di mortaretti, tricchie tracchi bombe a mano. Fate il trenino tutti insieme , milanisti , interisti romanisti, laziali, viola e quanti più sfigati siete. E si perchè diciamolo: siete un popolo di sfigati.

Comunque noi, a differenza di voi, sappiamo perdere oltre che vincere e non ci nascondiamo dietro inutili piagnistei. La Juve ha giocato male , specie nel primo tempo dove non è scesa in campo. Poi ha cercato una reazione ma a quel punto poteva avvenire il pari o il secondo gol, ed è arrivato questo: è la legge del calcio . Va bene così.

Non vi aspettate amici bianconeri che qualcuno parli del fuorigioco sul primo gol, almeno per dovere di cronaca. Io dico che quel gol è buono come lo era il nostro all’andata , perchè non è umano rilevare un fuorigioco così millimetrico, però avreste ragione a chiedere parità di trattamento da parte dei  vari media, moviolisti, giornali e giornaletti. Purtroppo non sarà così e ripeto non aspettatevelo. Chi è preposto a queste cose è il primo rosicone di Rosic-Land. I Bergomi, i Pistocchi, i Zazzaroni, i De Paola ecc… non sono imparziali. Se un errore penalizza la Juve è ”difficile da vedere”, è ”millimetrico”, è che ”comunque il Napoli ha meritato”, se è pro-Juve ” è decisivo”, ”ha indirizzato la partita”. Nelle ultime 4 partite la Juve ha subito due gol regolari annulati ( Catania e Genoa) e un gol in fuorigioco ( Napoli) e questi parlano ancora di aiutini per la Juve.  La Juve ruba, anche quando rubamo gli altri mettetevelo in testa. Col Sassuolo Rizzoli ha fatto un casino con un rigore dato e tolto ai neroverdi e a danno della Roma. Cosa avrebbe scritto il corriere di trigoria di De Paola se questo fosse accaduto alla Juve?

Ho dovuto persino sentire un telecronista Rai dire che l’aggressione al pulman è figlia di un risentimento. Cioè in pratica è colpa della Juve. Nella ”civilissima” Napoli non si può assistere a una partita in modo decente, ed è colpa nostra? Forse sarà anche colpa nostra delle bombe carta che si sentono durante la partita o è colpa nostra se il ”civilissimo” pubblico della tribuna (e sottolineo tribuna non curva) non permette ad Andrea Pirlo ( vanto italiano e della Nazionale nonchè Campione di tutto) di battere un calcio d’angolo per un lancio di bottiglie. Unico caso e stadio, credo al mondo dove succede questo . Ricordo ai ”civilissimi” napolisti che allo Juvents Stadium non è neppure consentito di entrare con le bottiglie di plastica. Ovviamente ci sono stati gli sputi i lanci di bulloni, di gavettoni di piscio e di merda, sui tifosi nostri chiusi in una gabbia come le bestie, ma saranno presi provvedimenti per i cori contro il Napoli. Mi pare ovvio si usa così a Rosic- Land. Attacca la Juve tutto il resto è minimizzare. Mi sono perso il napolista Varriale ma me lo immagino. E’ come se l’avessi sentito.

E che dire di quegli altri geni e sempre ”civilissimi” manco a dirlo, della Fico, di Oliva, di Bruscolotti e di altre 7-8 facce da provolone che non conosco, che volevano far passare un messaggio schifoso di sfottò come un messaggio antirizzista. Ci prendono in giro e poi vogliono far credere che lo fanno per noi, insomma i napolisti ci credono dei dementi e loro si credono dei gran furboni. Mi riferisco alle maglie con scritto : ”Chi non salta è bianconero”. Complimenti la prossima campagna contro il razzismo facciamo le maglie : Chi non salta è negro. Giobbe Covatta e Paleontoni a Odeon TV molti anni fa ironizzavano: ”Non siamo noi che siamo razzizsti sono loro che sono Napoletani” ed era satira,  questi un messaggio così lo hanno fatto invece per davvero. Incredibile. E poi vogliono pure che li prendiamo sul serio. Marchisio per aver detto di sentire una sana rivalità sportiva verso il Napoli gli hanno augurato di tutto dalla morte a lui e ai sui figli a ogni tipo di malattia. Poi vanno in giro a fare gli spiritosoni ‘sti quattro deficienti.

Non mi voglio dilungare oltre perchè c’è poco da dire. Tutto quanto scritto prima fà ribrezzo e non è degno di un paese civile. Ma Rosic- Land è questa. Abbiamo chiesto molte volte una presa di posizione della nostra proprietà , delle denuncie, delle querele, ma questi dormono. Daltronde loro a Napoli non c’erano, c’erano Marotta e Paratici e piscio in testa, mi pare, non ne han preso.
Concludendo: La Juve ha perso meritatamente ne diamo atto, ogni tanto capita. Era da un pò che eravamo stanchi e riuscivamo a sfangarla, e sapevamo che sarebbe potuto succedere. E’ successo, punto. Sia chiaro, il Napoli non ha vinto un cazzo. Ha vinto una partita. Bene se la potranno raccontare fra di loro per una settimana , per due, per tutto l’anno, a noi non frega niente. A noi frega di arrivare primi alla fine in Campionato e possibilmente in Europa League. Siamo sulla strada buona e abbiamo un calendario piuttosto facile. Restiamo uniti e sereni e la nave arriverà in porto. I conti li facciamo alla fine. Sono sicuro, a questo popolo di sfigati non resterà che rosicare ancora.

 

Gli articoli di Alessandro Magno sono pubblicati su:
ilblgodialessandromagno.it ,  Juvamania.it ,  ilbianconeronews.blogspot.it

Strato …Tevez! Il nuovo volto della Juve

Juventus v SS Lazio - Serie AScritto da Cinzia Fresia

 

Mai acquisto fu così azzeccato come Carlos Tevez, la Juventus può essere più che orgogliosa di questo giocatore, che sta calamitando l’attenzione su di sè in questo campionato. Ricordo esattamente il suo arrivo, atteso come una figura biblica, si è fatto subito voler bene subito  dispensando sorrisi a tutti.

Non amato dai giornalisti, i quali  non avevano fatto buone previsioni, considerando il suo passato in altri club piuttosto complesso e non privo di cattivi comportamenti. A quanto pare si tratta solo di “passato” e di “ricordi”, Tevez,  qui in Italia si  comporta benissimo e ha legato immediatamente nel club, i suoi colleghi lo stimano, e lui ha dimostrato immediata serietà, mettendosi nelle mani di Antonio Conte.

Tevez ha avuto pazienza, ha preso sul ridere l’obiezione sul sovrappeso e   le prese in giro circa  il suo aspetto, non proprio seducente, e si è messo a lavorare.

Conte in effetti l’ha fatto subito dimagrire a scanso di equivoci, ma grasso o magro, Tevez ha un talento e un’intelligenza calcistica fuori dal comune, e ahimè, gli altri scompaiono.

Un giocatore come Tevez, garantisce un attacco dal rendimento più lineare, attualmente è capo cannoniere del nostro campionato, è creativo, ma soprattutto sa adattarsi a qualunque situazione, ed è ciò che destabilizza gli avversari, non è mai uguale, riesce ad andare in gol da un’azione anche sbagliata, è davvero un grande campione. E ci voleva in questa Juve di Conte, vincente ma un po’ troppo viziata da Andrea Pirlo che fino all’anno scorso faceva tutto lui.

Parlando sempre dell’argentino, è entrato nel cuore di tutti e lui in Italia si è adattato benissimo, gli vogliono tutti bene, dall’apparenza gioviale, in campo non si fa mai coinvolgere dalle provocazioni, e accetta senza particolari offese le sostituzioni. La sua rinascita è in parte da attribuire ad Antonio Conte, ha trovato nell’allenatore della Juve una figura di riferimento paterna che lo calma, oggi Tevez è un personaggio mediatico,  e condivido l’allenatore  quando dice di non volersi intromettere tra lui e il ct. dell’Argentina che non vuole chiamarlo per i mondiali, egoisticamente di gente in nazionale ne abbiamo tanta, se lui non va, meglio per la Juve, e sicuramente a Tevez non mancherà questa esperienza, tanto gli sta dando il campionato e la futura Champions.

Ma Tevez non è solo un uomo di calcio, non dimentica le sue origini, tiene a ricordare da dove viene, dalla periferia di Buenos Aires, dal quartiere Fort Apache, di cui è orgoglioso. Non si nasconde dietro ad un dito, quando dichiara che il calcio è stata la sua fortuna, che l’ha salvato da un futuro pieno di violenza e dalla morte, sebbene uscito da quella realtà,  non ha dimenticato e si è coinvolto in azioni benefiche a favore dei bambini e dei poveri del suo quartiere, una volta in Italia,  non ha esitato a voler incontrare Papa Francesco, il Papa Argentino di origine italiane, proprio per parlare del loro paese, delle contraddizioni e su come riuscire ad aiutarlo.

Insomma un ragazzo davvero gioioso, dedito alla famiglia e alla sua squadra, e noi siamo felicissimi di averlo, e di applaurdirlo in campo, nell’ultima prestazione, contro il Parma è stato stratosferico e ha rischiato persino la tripletta.

Direi che il suo arrivo non ha solamente giovato alla Juve, ma al calcio in Italia in generale, siamo fortunati ad avere ottimi giocatori e offrirne anche al calcio estero, ma un così talento naturale è un orgoglio averlo qui … Speriamo non se ne vada …

 

 

 

 
 

 

Mercoledì 26 marzo 2014 Juventus-Parma ore 20.45 Juventus stadium – Torino

imageScritto da Cinzia Fresia

E rieccoci qua, non ci siamo neanche ripresi dall’ultima fatica che domani ne arriva un’altra. Se domenica scorsa avevamo uno scontro di estremita’ la prima contro l’ultima, domani invece sara’ un match da alta classifica. Sappiamo che il Parma sa castigarci per bene se vuole, quindi occhio, che c’e’ un ex che ha tanta voglia di far vedere chi e’.

Continuare la sequenza di Vittorie sarebbe molto bello, ed auspicabile, purtroppo l’infermeria e’ piena, ma pare che i superstiti riescano ad andare avanti alla grande,  in attacco rivedremo Llorente in affiancamento a Tevez o Giovinco a seconda delle idee di Conte e di come potra’ disporre delLa sua rosa.

 

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