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Male il gioco , ottimo il risultato.

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Articolo di Alessandro Magno.

 

Partita strana quella di San Siro. Avevo ”ammirato” il Milan contro il Bologna, si fa per dire, ed ero convinto che i 30 e passa punti fra noi e loro ci stessero tutti. Ero convinto, e lo sono ancora, che la loro difesa valesse davvero poco, forse persino inferiore a quella di  squadre di media classifica tipo che so la Lazio.  Eppure il calcio è sempre in grado di stupirti. Dopo un inizio di carattere dove sfioriamo subito il gol con Lichtesteiner, ci spegnamo incredibilmente, e arretriamo tutto il nostro baricentro in modo assolutamente ingiustificabile. Come detto il Milan in difesa non è un granchè e lo dimostrerà al dunque nei momenti decisivi, tuttavia in avanti sono squadra di rango e noi gli concediamo tutto lo spazio possibile ed immaginabile per potercelo dimostrare.

Bonucci è inguardabile, perde Pazzini praticamente sempre, forse sfiora la sufficenza per il salvataggio sulla linea, azione che fra l’altro lui stesso ha creato con un liscio da par suo. Barzagli e Caceres faticano molto a tenere l’avanzata di tutti i trequartisti schierati da Seedorf. Taarabt e Kakà arrivano da tutte le parti. Tevez nel primo tempo è stanamente irrequito, perde molti palloni e non corre a recuperarli. Lo stesso fa Pogba. Poli è incollato a Pirlo e non gli permette di respirare. Non abbiamo ancora trovato la soluzione tattica alternativa a quando ci marcano Pirlo a uomo. Asamoah anche lui nel primo tempo, numero uno alla saga del liscio. Manca in modo palese la dinamicità e la fisicità di Vidal. Tengono in rotta la barca che sbanda paurosamente, Marchisio tuttofare, Lichetsteiner stacanovista, Llorente che le prende quasi tutte lui e cerca di difenderle come meglio può e uno stratosferico e insuperabile Buffon. Non a caso il gol del 1-0 lo confezionano 3 di questi che ho citato più il redivivo Tevez.

Fortuna vuole che questa sera gira bene. Si arriva all’intervallo sorprendentemente e immeritatamente in vantaggio. Conte seppure non è un abile stratega e non apporti grandi modifiche tattiche, ( forse solo staccare Bonucci da Pazzini mandandogli in prima battuta Barzagli) è assolutamente il numero uno dei motivatori. Così la strigliata dell’intervallo ha dunque i suoi effetti. Tevez rientra dagli spogliatoi che pare un altro. Al di la del gran gol, ritrova la voglia di correre dietro all’avversario, la voglia che di fatto ne fà il nostro trascinatore. Dicevo la fortuna questa sera gira proprio dalla parte nostra e Poli che fino ad allora ha annullato Pirlo si scontra con Caceres e deve uscire. L’ingresso di Saponara fa si che Mozart torni a suonare. Il calo fisico evidente di Taarabt e Kakà fa il resto. Portiamo a casa i 3 punti con la consapevolezza di avere rischiato tantissimo. Qualcuno scriverà di Juve cinica, che le partite si vincono a volte anche così. Tutto vero ma preferisco quando giochiamo come sappiamo. La cosa mi fà stare molto più sereno. 11 punti sulla seconda sono tanti ma col vento che tira, con tutta l’Italia contro, non c’è mai da stare troppo tanquilli.

Milan – Juventus 0- 2. Sintesi.

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Cagliari Juventus una bella prova di maturità dopo essere andati sotto pero anche belle vittoria di Roma e Napoli.

Il Napoli l’ho visto. Bene il risultato però se parliamo di prestazione chi ha parlato di dominio ha dimenticato buona parte del primo tempo. Anche noi abbiamo disputato solo un buon secondo tempo contro una squadra ben messa. Nel primo tempo siamo stati fatui. Ma fatui come le fatalone che comunque portano a casa tutto.

Il Milan esonera Allegri e prende Seedorf fra le altre cose a causa dello “juventino” Berardi.

Non entro nel merito della decisione sennò dovrei fare il solito esercizio di maschilismo contro Barbara Berlusconi, colpevole di essere bona, ricca, giovane e donna. E di non essere sposata. Non mi va perché non ho ancora capito se la signorina Berlusconi è brava o meno. Tra l’altro la decisione l’ha presa il padre ma attaccano lei e non il padre o Galliani perché attaccarla non costa ancora nulla. Dico solo che Allegri è un allenatore che ha dimostrato di poter produrre risultati ad alti livelli. Seedorf che indubbiamente tra successi sul campo, esperienza, sei lingue, manager donna ha fascino 2.0 inizia ora. Fossi in lui cambierei soprannome. “Professore” è un soprannome che nel calcio fa rima con sapientone ergo coglione.

Pallone d oro a Cristiano Ronaldo che lo ritira col figlioletto e si emoziona pure.

Quando ho visto in platea la fidanzata di Ronaldo mi sono emozionato anch’io.

Come si gestisce Pirlo?

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di Davide Peschechera

Altra pausa per le Nazionali, altra pausa di riflessione. Altra pausa per pensare al futuro. Prossimo, immediato e lontano. Sotto la lente d’ingrandimento ci va proprio colui il quale ha risolto la partita contro il Milan col gol del pareggio e propiziando il terzo di Chiellini. Per mettere in dubbio le qualità di Andrea Pirlo e gettare un’ombra su un giocatore unico, servirebbe una dose di coraggio tale da tracimare nella cecità di giudizio. Altro discorso è sostenere che questo Pirlo possa essere un giocatore da gestire, se non proprio centellinare. Il suo impiego deve essere dosato. La fatica gli toglie lucidità, però il regista vuole giocarle tutte. Il campione, in quanto tale, non accetta di essere messo da parte e vuole rispondere con i fatti alle critiche ma il credito verso certi giocatori non deve essere illimitato. La risposta al “caso”, se di caso si può parlare, infatti, Pirlo l’ha già data, sul campo. Non serve parlare quando sai giocare a pallone. Pirlo scrive ancora coi piedi: fondamentale nella Juventus, indispensabile per il calcio italiano. Ci mancherebbe che sia Pirlo a chiedere di giocare a gare alterne. Anzi è in virtù dell’ambizione che lo nutre, e della costanza mostrata allenamento per allenamento, che l’azzurro si è costruito un percorso calcistico da assoluto fuoriclasse. Il problema è che eravamo stati abituati troppo bene, tutti: tifosi, avversari, appassionati, curiosi. E lui stesso. Pirlo non sbagliava, Pirlo non usciva, Pirlo giocava 38 partite su 38, più la Champions, più la Nazionale. A 34 anni non potrai mai essere come a 28. Negli ultimi giorni l’ha accettato lui, ora tocca a noi. Ci tocca per onestà. Perché il vero e unico caso che riguarda Andrea Pirlo è che non c’è ancora il suo erede. Pirlo è Pirlo, anche se dicono che non sorrida più e lo dicono come se prima invece lo facesse.

L’addio al Milan dimostra proprio l’esigenza di Pirlo di sentirsi sempre parte importante di un progetto ambizioso. Al momento Conte non è ricco di alternative in panchina ed a gennaio si tornerà a parlare di un centrocampista. Nessun caso Pirlo ma una situazione che, prima o poi, si sarebbe presentata. Occorre intervenire sul mercato per affiancare un giocatore che possa raccoglierne l’eredità già a stagione in corso ma poi ci sarà un normale avvicendamento mascherato da turnover al momento opportuno.

Anche se non sarà facile, perché Pirlo è il tempo, il ritmo, le pause. Si passa da lui. E’ il genio della semplicità. È così che deve andare ed è così che va, con un tocco o con due, non di più. Con il passaggio in profondità che sembra una cosa tramontata e che riappare improvvisamente quando lui stoppa e poi mette dentro in verticale. Imbarazzante marcarlo ogni volta che tu gli vai addosso e lui s’è già liberato del pallone. Imbarazzante pensare che sono in pochi a poter fare quello che fa lui. È un talento che non nasce per strada, ma su un campo di calcio. Genio e regolatezza, non ci si stanca mai di lui e delle sue semplici giocate. Pirlo non è ciò che un bimbo vuol essere quando comincia a giocare, ma è ciò che sogna di essere qualunque giocatore quando sta per finire.

Fuori, però, per scelta tecnica a San Siro. Per scelta tattica col Verona. A riposo col Torino. Per scelta indigesta, sempre. Cerca di tenere sempre alta la tensione e non si lascia sfuggire mai l’occasione per scuotere la coscienza collettiva del suo gruppo il mister Antonio Conte, soprattutto in una stagione, questa, molto più difficile delle due precedenti. Ed è in questo senso e in quest’ottica che vanno visti il turnover ed il rispetto di regole che non c’è bisogno di appendere nello spogliatoio. Le conoscono bene tutti, in vigore da due anni, hanno contribuito sicuramente alle vittorie sino ad oggi ottenute e a quella compattezza di gruppo nata anche in questo modo. Regole precise da seguire dentro e fuori dal campo. Ma al di là del nervosismo comprensibile del regista bresciano contro il Verona, scortato per tutto il match dalla marcatura ossessiva di Jorginho (che di fatto si è disinteressato all’andamento della partita), l’episodio è andato un po’ in contrasto con la figura universalmente riconosciuta di “gruppo Juve” ma pare essere già acqua passata.

“Con Andrea non c’è stato nessun chiarimento perché prima non c’era stato bisogno di mettere una regola. Adesso c’è e va rispettata. Quindi Pirlo non ha fatto niente di particolare perché poteva farlo. Nella gestione di un gruppo ci sono delle norme da mettere, per cui quando vedi che qualcosa non va bene, ci mettiamo subito una bella regola che vale per tutti e siamo molto più tranquilli e sereni”. Una mossa strategica che gli ha permesso di dribblare il presunto caso che giornalisticamente si stava montando e le solite domande tendenziose, di evitare che, in un momento delicato come questo, Pirlo venisse punito o multato e respingere qualsiasi tipo di strumentalizzazione per l’uscita dal campo di Pirlo.

D’altronde, già in passato atteggiamenti sbagliati dei suoi giocatori gli avevano dato il pretesto per dettare qualche regola fissa che, via via, Conte aggiorna ispirato dalle situazioni. Tipo? Cominciamo col “caso Quagliarella”. Gli uomini dello staff vanno rispettati al pari di Conte. Chiunque abbia un comportamento poco educato o irrispettoso nei loro confronti viene punito come se lo avesse tenuto con l’allenatore. Proprio Quagliarella, infatti, sostituito lo scorso anno a San Siro, aveva alzato la voce con Alessio e non giocò per qualche giornata. Oppure c’è il “caso Elia”: la bilancia è come un giudice, massimo rigore anche in tavola. In ritiro, ma anche a casa. Niente pane, zucchero ridotto al minimo, e grande attenzione nel rispettare le indicazioni dopo le analisi periodiche. Chi pesa troppo non gioca. Elia in qualche caso non superò l’esame della bilancia e stette fuori. Ma non è finita qui perché c’è anche il “caso Pogba”. L’orario di allenamento viene comunicato al giocatore solo nel tardo pomeriggio del giorno prima attraverso un sms, per ridurre al minimo le divagazioni. Per i giocatori diventa difficile programmare il loro tempo libero con attività potenzialmente distraesti dall’impegno calcistico. Chi arriva in ritardo all’allenamento prende un’ “ammonizione”, al secondo scatta la “squalifica” con mancata convocazione per la partita successiva. Due ritardi consecutivi in una settimana portarono il francese a saltare la trasferta di Pescara, nonostante il momento particolarmente brillante. Infine, la “legge Pirlo”: se si viene sostituiti e non si è gravemente infortunati, si deve rimanere in panchina per il resto della partita. Chi va direttamente negli spogliatoi viene multato e messo fuori rosa per un mese. Senza montare nessun caso.

Con l’Italia a Napoli ha giocato 90 minuti spalancando la porta a Mario Balotelli con un gioiellino dei suoi. E la punizione-gol e quella stampatasi contro la traversa della porta di Christian Abbiati dimostrano che il piede del genio juventino è caldo. Quello contro il Milan è stato il suo settimo centro su palla inattiva. Negli ultimi tre anni meglio ha fatto soltanto Francesco Lodi (8), che non a caso è soprannominato “il Pirlo di provincia”. L’ex rossonero viaggia alla velocità di un assist a partita e il 60 per cento dei suoi passaggi (dati Opta) vanno a buon fine. Medie altissime. Finalmente nell’ultimo anno in Nazionale, Pirlo ha anche avuto un trattamento di riguardo. Prandelli lo chiama sempre anche se gli concede un minutaggio bassissimo “per fare gruppo”. Delle 17 gare che la nazionale ha giocato dall’ottobre 2012 al settembre 2013, Pirlo ne ha disputate 13 di cui solo 8 stando in campo dall’inizio alla fine. In tutto ha accumulato 1.032 minuti in azzurro di cui 811 (su 840′, cioè il 96,5%) in partite per la qualificazione al Mondiale o in quelle che contavano della Confederations. Quando ci sono stati in ballo i 3 punti ha sempre giocato o è stato sostituito per pochi minuti (16 in Armenia e 13 in Repubblica Ceca). Nelle amichevoli, invece, Prandelli lo ha fatto rifiatare: 4 presenze su 8, contando anche le sfide contro Brasile e Uruguay alla Confederations, la prima a qualificazione ottenuta e la seconda per il 3° e 4° posto, una sola volta per 90′ e accumulando in tutto 221′ sui 720′ possibili (29,3%). Un occhio di riguardo? Sì, decisamente.

Andrea Pirlo, trentacinque primavere il prossimo maggio, tornerà a discutere il proprio contratto con Marotta ed il proprio entourage, dopo i primi sondaggi non andati a buon fine (c’era distanza sulla sia sulla durata, sia sulla parte economica), nei primi mesi del 2014. Non si sa come andrà a finire, anche se per Marotta ci sono: “Porte apertissime, ascolteremo le sue esigenze. Saremmo orgogliosi di poter continuare con lui” e per Agnelli: “Di certe questioni si occupa Marotta, ma io posso dire che Andrea alla Juventus si può sentire tranquillamente a casa. Starà lui a decidere il suo futuro”.

Gli anni passano per tutti, anche se per il suo modo di giocare potrebbe tranquillamente andare avanti per un altro paio di stagioni. Va impiegato con giudizio. Conte e Prandelli stanno facendo benissimo quindi a dosarne le energie ed a provare squadre non “Pirlo-dipendenti”. Nelle ultime uscite, il regista bianconero ha perso almeno un paio di palloni pericolosi a partita, tanto da poter innestare le ripartenze della squadre, situazione che, se ci spaventa poco in Italia, in Europa potrebbe riservarci brutte sorprese. Allo stesso tempo ha pure illuminato in qualche circostanza la manovra con i lanci intelligenti e calibrati per i quali è riconosciuto fuoriclasse. Anche se “l’ultimo” Pirlo, stando alle statistiche, sta migliorando l’efficacia delle giocate, rispetto al passato, in passaggi riusciti, ma sta riducendo l’incidenza delle occasioni da rete.

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Considerazioni su Juve Milan.

Una gara a mezzo servizio. Primo tempo 5, secondo 7. Però anche quando non siamo brillanti potremmo sfangarla ugualmente. Basti pensare al rigore su Tevez, al goal fallito da Quagliarella o al goal loro, un gollonzo. Che si possa far bene anche quando non si è al massimo è il segnale che siamo vincenti.

I tifosi napolisti han letto il tuo articolo sui neri? Stupefacente lo striscione esposto e il messaggio passato.

Mi fa piacere di non essere rimasto l’unico intelligente in città.

Il codice etico di Prandelli che convoca Balotelli?

Diceva Giolitti che le leggi si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici. Le leggi. Figurati il codice farmaceutico di Prandelli, il prontuario della belle epoque e delle belle ronfate quando c’è l’Italia in tv.

Juventus – Milan . Sintesi.

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Una Juve ambigua

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Articolo di Alessandro Magno

 

E’ difficile giudicare una partita come quella di Domenica sera tra Juventus e Milan. Difficile perché all’interno della stessa vi sono grandi giocate e immense cavolate, errori del Mister e ottime intuizioni, momenti di stanca e altri di grande pressione sulla difesa avversaria. Diciamo una Juventus a molte facce. Ho apprezzato ad esempio la reazione della squadra al vantaggio immediato del Milan. Molto meno il gol preso in avvio. Fantozziano. Così come un poco Fantozziano è stato pure il loro secondo. Non me la prenderei solo con la sfortuna direi che c è un evidente difetto di concentrazione nella retroguardia. Non so se la cosa si possa imputare all’età di Barzagli, uno che nei due anni passati,con la sua classe, spessissimo ha tappato i buchi lasciati da Chiello e Bonucci. In mezzo al campo invece al cospetto di un eccellente Pirlo, ho visto un Marchisio e soprattutto un Vidal non sempre lucidi. Forse come dice il Direttore Moggi, il calo delle prestazioni juventine è tutto qui, nel momento poco lucido di Vidal. Arturo, che nonostante tutto anche quando gira al minimo, è in grado di sfornare un assist al bacio per Giovinco.

E veniamo alle intuizioni felici e non del Mister. Conte dice di non aver giocatori per certi moduli poi vedi schierato Padoin esterno di centrocampo in un 3-5-2 e allora è normale che qualcosa non ti torna. Se tanto mi da tanto se puoi provare Padoin in quel ruolo (che l’ ha fatto pure male, probabilmente Muntari al primo minuto lo deve guardare lui), va da se che allora puoi provare Tevez, Giovinco, Quaglia o Vucinic esterni in attacco in un attacco a tre. Conte, che comunque in questa serata strana, ha l’intuizione di mettere dentro Giovinco che lo ripaga subito con un gran gol. Seba quest’anno mi pare abbia un a propensione migliore al sacrificio e un atteggiamento molto positivo. Bravo Seba continua cosi.

Infine della partita che aggiungere? Milan penoso nel gioco e nei singoli, risultato che gli va di lusso. Senza gol regalati finivamo a contare gol col pallottiere. Abbiati è stato parecchio impegnato. Mexes da radiare. Allegri più ridicolo di tutti quando alle interviste post-partita dice di avanzare ben 4 rigori quando ce ne sono solo due evidenti, entrambi per la Juve. Tutti e due corredati da espulsione: Zapata su Tevez per fallo da ultimo uomo e Mexes su Chiellini per un cazzotto in un orecchio. Da prova TV e da 2-3 giornate di squalifica almeno. Poi diciamo dei tifosi. Quelli del Milan pessimi con i soliti cori beceri su Pessotto che non verranno sanzionati come al solito e una tirata d’orecchi anche ai nostri per il brusio con qualche fischio quando è entrato Giovinco. I ragazzi vanno sostenuti tutti durante la partita quelli che piacciono e quelli che non piacciono, non mi sono mai piaciuti i fischi preventivi. Dopo a bocce ferme c’è tutto il tempo di riflettere e criticare, ma solo dopo.

Concludo con un applauso personale alla nostra curva che durante il minuto (ipocrita) di silenzio ha intonato l’Inno Nazionale. Non tutti saranno d’accordo ma l’ho trovato un bel gesto.

 

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Juventus – Milan. Domenica 6.10.2013 Juventus Stadium

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Di Cinzia Fresia

 

Ennesimo esame per la Juventus in questa salita che non finisce mai, la Juve malconcia e moralmente abbattuta dal deludente risultato in Champions con i Turchi del Galatasaray cerca il riscatto a San Siro, il Milan di quest’anno, anche se scarso potrebbe risultare particolarmente insidioso in vista di questo match. La Juventus non può permettersi di pareggiare deve vincere per tenere il passo della Roma, che sembra la squadra rivelazione di quest’anno. Le ipotesi di risultato possono essere molteplici, se la
Juve recupera lucidità può vincere, contro un Milan come di regola molto aiutato e attualmente scarso anche con Balotelli. Occhio un po’ a tutto una squadra del calibro del Milan può svegliarsi improvvisamente proprio domenica sera!

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Juventus Galatasaray

Ha ragione Moggi. Se non gira Arturo è dura. Possiamo anche giocare male, non è un peccato mortale. Anzi di solito le squadre di vertice giocano malino e gestiscono benino. A patto però non si facciano regali. E noi ai turchi di gran lunga inferiori a noi ne abbiamo fatta tanta, di beneficenza.

Il turno delle italiane in coppa perchè?

Perché forse entriamo in forma nei gironi di ritorno. Forse programmiamo di essere pronti nel momento che conta. Forse è così. Poi comunque ci sono squadre come l’Arsenal o il Bayern in cui se non giochi al massimo e non hai qualche aiutino arbitrale non gliela fai mai.

Juve Milan se segna matri esulta se segna pirlo esulta …

E’ un gioco delle parti. Il giocatore esulta perché significa più successo personale, più soldi, più stampa, più figa. Quella sera il pres gli darà un aumento con un sms, la sua ragazza gliela darà meglio. Il tifoso no, non esulta ma alla fine ci passerebbe anche sopra se le tv non inquadrassero l’esultanza del suo ex calciatore.  Il tifoso che ha perso passerà la serata su twitter a fanculizzare il traditore, quello che ha vinto accetterà sportivamente la mancanza di ipocrisia del suo ex a patto che abbia segnato ma anche perduto. Comunque Pirlo esultare non ce lo vedo e l’esultanza di Matri m’è sempre sembrata da dementi.

Quell’insostenibile voglia di Kakà

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Articolo di Alessandro Magno

 

 

 

Finalmente si è chiuso il calciomercato, così abbiamo scongiurato definitivamente la possibilità per Marotta di fare troppi danni alla voce ”uscite”, dopo aver fatto sostanzialmente bene a quella ”entrate”. Il mercato si è chiuso con il ritorno di Kaka al Milan che così sostituisce Boateng, uno che praticamente era due anni che non giocava come si deve, con uno che sostanzialmente è tre anni che non gioca proprio, nè come si deve e nè come non si deve. A Milano era troppa l’ invidia di avere in rosa un ogetto misterioso da 4 milioni l’anno come lo abbiamo noi (Llorente) e quindi hanno provveduto a fare altrettanto. Sono pronto fra i due a scommetere sul nostro. Troppo strana tutta l’operazione Kaka per essere un operazione pure riuscita. Strano che Ancelotti l’abbia fatto partire dato che era il suo mentore, così come è strano che il Milan avendo la possibilità di blindarlo con 5 anni di contratto gliene abbia fatto uno di soli due anni.

Infine è oltremodo strano che il Real lo abbia di fatto regalato senza che nessuno oltre al Milan si sia proposto di ingaggiarlo. A proposito di Real: tutti si sono scandalizzati per i 100 milioni spesi per Bale che sono effettivamente tanti. Pero’ se andiamo a contare i 40 presi per Higuain i 50 per Ozil, i 12 per Albiol e i 10 presi per Callejon a me pare che il Real s’è comprato Bale e gli è avanzato pure il resto. Forse che forse… i fessi sono altri?

 

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