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“Il giocattolo si e’ rotto”
Dimentichiamoci pure di scudetto e Champions, la Juventus di quest’anno non e’ più forte dell’anno scorso, anzi sta precipitando ogni giornata di campionato, saremo contenti se arriveremo quarti o quinti.Un disastro ..Non ci sono parole per esprimere la delusione per una sconfitta evitabile con una Fiorentina, insignificante a cui abbiamo spalancato non solo la porta, un portone.
Sopra di 2 gol, dominando il match quasi da subito, rovinare tutto in dieci minuti e permettere all’avversario di rimontare di 4 gol e’ paradossale.
Difesa disastrosa e attacco insufficiente, come e’ possibile? Lasciando stare i nuovi arrivi, Tevez e Llorente, e’ pur sempre la Juventus dell’anno scorso, e di quello precedente, quella che vinceva e che non dava tregua all’avversario, tutti sono regrediti, compreso Buffon che non e’ piu’, vuoi per eta’ ed acciacchi vari, quello di prima. Gli errori di questo pomeriggio non erano da lui, da un professionista ci si aspetta un approccio diverso, e’ vero che la Fiorentina e’ forte, ma mediocre, ma con la Roma o Napoli, come faremo? Potevamo vincere .. Si poteva stravincere. E questa débacle non e’ giustificata.
Il giocattolo si e’ rotto, la fiducia della squadra verso il suo tecnico e’ venuta meno, la societa’ pare non interessarsi, è assente, offre risposte vaghe e poco convincenti, e lo stesso rapporto di idillio con Conte pare terminato o profondamente in crisi. Nel calcio attuale, con le dirigenze di oggi, niente e’ per sempre, un rapporto di lavoro dura lo spazio di una stagione o al massimo due. Non c’e’ autocritica, non c’e’ sacrificio, ma soprattutto manca la valorizzazione delle persone. E l’esempio Del Piero ne e’ una prova.
Ma era cosi’ forte questa Juventus? O la Juve di Conte del biennio passato ha vinto sulle disgrazie altrui? il fatto certo e’ che la Juventus non ha migliorato in attacco come sperava, e la difesa e’ sprofondata. i due neo attaccanti ispanici, Tevez e Llorente, non sono quello che ci si auspicava. Tevez e’ un giocatore sopra la media ma senza colleghi che supportano non fa la differenza, a riguardo di Llorente, non pervenuto, non si e’ ambientato, non riesce ad uscire fuori. Ma probabilmente il motivo vero della regressione juventina e’ la spaccatura nel centro campo, Pirlo non funziona come il primo anno, lentamente ha perso colpi, e non e’ affatto presente. La Juventus di Conte e’ stata costruita intorno a lui, che dirigeva e dettava legge, producendo un insieme funzionante e molto unito. Ma forse il tecnico lo aveva predetto, che il giocattolo durava poco e che si sarebbe dovuto spendere probabilmente troppo per le casse della Juventus.
Oggi qualcosa non va, Pirlo non va, Marchisio non va, ecc ecc. e Conte fa fatica a tenere lo spogliatoio, la stampa ha voluto calamitare l’attenzione sul ritardo di Vidal ma dietro c’e ben altro.
Resta la rabbia e il dispiacere, spero i nostri a Firenze rientrino nelle proprie case sani e salvi, mi auguro non siano stati aggrediti dalle fazioni avversarie, sicuramente in delirio per questa inaspettata vittoria. Per giocare cosi’ prepariamoci ad un’altra sconfitta, quella a Madrid.
Come si gestisce Pirlo?
di Davide Peschechera
Altra pausa per le Nazionali, altra pausa di riflessione. Altra pausa per pensare al futuro. Prossimo, immediato e lontano. Sotto la lente d’ingrandimento ci va proprio colui il quale ha risolto la partita contro il Milan col gol del pareggio e propiziando il terzo di Chiellini. Per mettere in dubbio le qualità di Andrea Pirlo e gettare un’ombra su un giocatore unico, servirebbe una dose di coraggio tale da tracimare nella cecità di giudizio. Altro discorso è sostenere che questo Pirlo possa essere un giocatore da gestire, se non proprio centellinare. Il suo impiego deve essere dosato. La fatica gli toglie lucidità, però il regista vuole giocarle tutte. Il campione, in quanto tale, non accetta di essere messo da parte e vuole rispondere con i fatti alle critiche ma il credito verso certi giocatori non deve essere illimitato. La risposta al “caso”, se di caso si può parlare, infatti, Pirlo l’ha già data, sul campo. Non serve parlare quando sai giocare a pallone. Pirlo scrive ancora coi piedi: fondamentale nella Juventus, indispensabile per il calcio italiano. Ci mancherebbe che sia Pirlo a chiedere di giocare a gare alterne. Anzi è in virtù dell’ambizione che lo nutre, e della costanza mostrata allenamento per allenamento, che l’azzurro si è costruito un percorso calcistico da assoluto fuoriclasse. Il problema è che eravamo stati abituati troppo bene, tutti: tifosi, avversari, appassionati, curiosi. E lui stesso. Pirlo non sbagliava, Pirlo non usciva, Pirlo giocava 38 partite su 38, più la Champions, più la Nazionale. A 34 anni non potrai mai essere come a 28. Negli ultimi giorni l’ha accettato lui, ora tocca a noi. Ci tocca per onestà. Perché il vero e unico caso che riguarda Andrea Pirlo è che non c’è ancora il suo erede. Pirlo è Pirlo, anche se dicono che non sorrida più e lo dicono come se prima invece lo facesse.
L’addio al Milan dimostra proprio l’esigenza di Pirlo di sentirsi sempre parte importante di un progetto ambizioso. Al momento Conte non è ricco di alternative in panchina ed a gennaio si tornerà a parlare di un centrocampista. Nessun caso Pirlo ma una situazione che, prima o poi, si sarebbe presentata. Occorre intervenire sul mercato per affiancare un giocatore che possa raccoglierne l’eredità già a stagione in corso ma poi ci sarà un normale avvicendamento mascherato da turnover al momento opportuno.
Anche se non sarà facile, perché Pirlo è il tempo, il ritmo, le pause. Si passa da lui. E’ il genio della semplicità. È così che deve andare ed è così che va, con un tocco o con due, non di più. Con il passaggio in profondità che sembra una cosa tramontata e che riappare improvvisamente quando lui stoppa e poi mette dentro in verticale. Imbarazzante marcarlo ogni volta che tu gli vai addosso e lui s’è già liberato del pallone. Imbarazzante pensare che sono in pochi a poter fare quello che fa lui. È un talento che non nasce per strada, ma su un campo di calcio. Genio e regolatezza, non ci si stanca mai di lui e delle sue semplici giocate. Pirlo non è ciò che un bimbo vuol essere quando comincia a giocare, ma è ciò che sogna di essere qualunque giocatore quando sta per finire.
Fuori, però, per scelta tecnica a San Siro. Per scelta tattica col Verona. A riposo col Torino. Per scelta indigesta, sempre. Cerca di tenere sempre alta la tensione e non si lascia sfuggire mai l’occasione per scuotere la coscienza collettiva del suo gruppo il mister Antonio Conte, soprattutto in una stagione, questa, molto più difficile delle due precedenti. Ed è in questo senso e in quest’ottica che vanno visti il turnover ed il rispetto di regole che non c’è bisogno di appendere nello spogliatoio. Le conoscono bene tutti, in vigore da due anni, hanno contribuito sicuramente alle vittorie sino ad oggi ottenute e a quella compattezza di gruppo nata anche in questo modo. Regole precise da seguire dentro e fuori dal campo. Ma al di là del nervosismo comprensibile del regista bresciano contro il Verona, scortato per tutto il match dalla marcatura ossessiva di Jorginho (che di fatto si è disinteressato all’andamento della partita), l’episodio è andato un po’ in contrasto con la figura universalmente riconosciuta di “gruppo Juve” ma pare essere già acqua passata.
“Con Andrea non c’è stato nessun chiarimento perché prima non c’era stato bisogno di mettere una regola. Adesso c’è e va rispettata. Quindi Pirlo non ha fatto niente di particolare perché poteva farlo. Nella gestione di un gruppo ci sono delle norme da mettere, per cui quando vedi che qualcosa non va bene, ci mettiamo subito una bella regola che vale per tutti e siamo molto più tranquilli e sereni”. Una mossa strategica che gli ha permesso di dribblare il presunto caso che giornalisticamente si stava montando e le solite domande tendenziose, di evitare che, in un momento delicato come questo, Pirlo venisse punito o multato e respingere qualsiasi tipo di strumentalizzazione per l’uscita dal campo di Pirlo.
D’altronde, già in passato atteggiamenti sbagliati dei suoi giocatori gli avevano dato il pretesto per dettare qualche regola fissa che, via via, Conte aggiorna ispirato dalle situazioni. Tipo? Cominciamo col “caso Quagliarella”. Gli uomini dello staff vanno rispettati al pari di Conte. Chiunque abbia un comportamento poco educato o irrispettoso nei loro confronti viene punito come se lo avesse tenuto con l’allenatore. Proprio Quagliarella, infatti, sostituito lo scorso anno a San Siro, aveva alzato la voce con Alessio e non giocò per qualche giornata. Oppure c’è il “caso Elia”: la bilancia è come un giudice, massimo rigore anche in tavola. In ritiro, ma anche a casa. Niente pane, zucchero ridotto al minimo, e grande attenzione nel rispettare le indicazioni dopo le analisi periodiche. Chi pesa troppo non gioca. Elia in qualche caso non superò l’esame della bilancia e stette fuori. Ma non è finita qui perché c’è anche il “caso Pogba”. L’orario di allenamento viene comunicato al giocatore solo nel tardo pomeriggio del giorno prima attraverso un sms, per ridurre al minimo le divagazioni. Per i giocatori diventa difficile programmare il loro tempo libero con attività potenzialmente distraesti dall’impegno calcistico. Chi arriva in ritardo all’allenamento prende un’ “ammonizione”, al secondo scatta la “squalifica” con mancata convocazione per la partita successiva. Due ritardi consecutivi in una settimana portarono il francese a saltare la trasferta di Pescara, nonostante il momento particolarmente brillante. Infine, la “legge Pirlo”: se si viene sostituiti e non si è gravemente infortunati, si deve rimanere in panchina per il resto della partita. Chi va direttamente negli spogliatoi viene multato e messo fuori rosa per un mese. Senza montare nessun caso.
Con l’Italia a Napoli ha giocato 90 minuti spalancando la porta a Mario Balotelli con un gioiellino dei suoi. E la punizione-gol e quella stampatasi contro la traversa della porta di Christian Abbiati dimostrano che il piede del genio juventino è caldo. Quello contro il Milan è stato il suo settimo centro su palla inattiva. Negli ultimi tre anni meglio ha fatto soltanto Francesco Lodi (8), che non a caso è soprannominato “il Pirlo di provincia”. L’ex rossonero viaggia alla velocità di un assist a partita e il 60 per cento dei suoi passaggi (dati Opta) vanno a buon fine. Medie altissime. Finalmente nell’ultimo anno in Nazionale, Pirlo ha anche avuto un trattamento di riguardo. Prandelli lo chiama sempre anche se gli concede un minutaggio bassissimo “per fare gruppo”. Delle 17 gare che la nazionale ha giocato dall’ottobre 2012 al settembre 2013, Pirlo ne ha disputate 13 di cui solo 8 stando in campo dall’inizio alla fine. In tutto ha accumulato 1.032 minuti in azzurro di cui 811 (su 840′, cioè il 96,5%) in partite per la qualificazione al Mondiale o in quelle che contavano della Confederations. Quando ci sono stati in ballo i 3 punti ha sempre giocato o è stato sostituito per pochi minuti (16 in Armenia e 13 in Repubblica Ceca). Nelle amichevoli, invece, Prandelli lo ha fatto rifiatare: 4 presenze su 8, contando anche le sfide contro Brasile e Uruguay alla Confederations, la prima a qualificazione ottenuta e la seconda per il 3° e 4° posto, una sola volta per 90′ e accumulando in tutto 221′ sui 720′ possibili (29,3%). Un occhio di riguardo? Sì, decisamente.
Andrea Pirlo, trentacinque primavere il prossimo maggio, tornerà a discutere il proprio contratto con Marotta ed il proprio entourage, dopo i primi sondaggi non andati a buon fine (c’era distanza sulla sia sulla durata, sia sulla parte economica), nei primi mesi del 2014. Non si sa come andrà a finire, anche se per Marotta ci sono: “Porte apertissime, ascolteremo le sue esigenze. Saremmo orgogliosi di poter continuare con lui” e per Agnelli: “Di certe questioni si occupa Marotta, ma io posso dire che Andrea alla Juventus si può sentire tranquillamente a casa. Starà lui a decidere il suo futuro”.
Gli anni passano per tutti, anche se per il suo modo di giocare potrebbe tranquillamente andare avanti per un altro paio di stagioni. Va impiegato con giudizio. Conte e Prandelli stanno facendo benissimo quindi a dosarne le energie ed a provare squadre non “Pirlo-dipendenti”. Nelle ultime uscite, il regista bianconero ha perso almeno un paio di palloni pericolosi a partita, tanto da poter innestare le ripartenze della squadre, situazione che, se ci spaventa poco in Italia, in Europa potrebbe riservarci brutte sorprese. Allo stesso tempo ha pure illuminato in qualche circostanza la manovra con i lanci intelligenti e calibrati per i quali è riconosciuto fuoriclasse. Anche se “l’ultimo” Pirlo, stando alle statistiche, sta migliorando l’efficacia delle giocate, rispetto al passato, in passaggi riusciti, ma sta riducendo l’incidenza delle occasioni da rete.
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Una Juve ambigua
Articolo di Alessandro Magno
E’ difficile giudicare una partita come quella di Domenica sera tra Juventus e Milan. Difficile perché all’interno della stessa vi sono grandi giocate e immense cavolate, errori del Mister e ottime intuizioni, momenti di stanca e altri di grande pressione sulla difesa avversaria. Diciamo una Juventus a molte facce. Ho apprezzato ad esempio la reazione della squadra al vantaggio immediato del Milan. Molto meno il gol preso in avvio. Fantozziano. Così come un poco Fantozziano è stato pure il loro secondo. Non me la prenderei solo con la sfortuna direi che c è un evidente difetto di concentrazione nella retroguardia. Non so se la cosa si possa imputare all’età di Barzagli, uno che nei due anni passati,con la sua classe, spessissimo ha tappato i buchi lasciati da Chiello e Bonucci. In mezzo al campo invece al cospetto di un eccellente Pirlo, ho visto un Marchisio e soprattutto un Vidal non sempre lucidi. Forse come dice il Direttore Moggi, il calo delle prestazioni juventine è tutto qui, nel momento poco lucido di Vidal. Arturo, che nonostante tutto anche quando gira al minimo, è in grado di sfornare un assist al bacio per Giovinco.
E veniamo alle intuizioni felici e non del Mister. Conte dice di non aver giocatori per certi moduli poi vedi schierato Padoin esterno di centrocampo in un 3-5-2 e allora è normale che qualcosa non ti torna. Se tanto mi da tanto se puoi provare Padoin in quel ruolo (che l’ ha fatto pure male, probabilmente Muntari al primo minuto lo deve guardare lui), va da se che allora puoi provare Tevez, Giovinco, Quaglia o Vucinic esterni in attacco in un attacco a tre. Conte, che comunque in questa serata strana, ha l’intuizione di mettere dentro Giovinco che lo ripaga subito con un gran gol. Seba quest’anno mi pare abbia un a propensione migliore al sacrificio e un atteggiamento molto positivo. Bravo Seba continua cosi.
Infine della partita che aggiungere? Milan penoso nel gioco e nei singoli, risultato che gli va di lusso. Senza gol regalati finivamo a contare gol col pallottiere. Abbiati è stato parecchio impegnato. Mexes da radiare. Allegri più ridicolo di tutti quando alle interviste post-partita dice di avanzare ben 4 rigori quando ce ne sono solo due evidenti, entrambi per la Juve. Tutti e due corredati da espulsione: Zapata su Tevez per fallo da ultimo uomo e Mexes su Chiellini per un cazzotto in un orecchio. Da prova TV e da 2-3 giornate di squalifica almeno. Poi diciamo dei tifosi. Quelli del Milan pessimi con i soliti cori beceri su Pessotto che non verranno sanzionati come al solito e una tirata d’orecchi anche ai nostri per il brusio con qualche fischio quando è entrato Giovinco. I ragazzi vanno sostenuti tutti durante la partita quelli che piacciono e quelli che non piacciono, non mi sono mai piaciuti i fischi preventivi. Dopo a bocce ferme c’è tutto il tempo di riflettere e criticare, ma solo dopo.
Concludo con un applauso personale alla nostra curva che durante il minuto (ipocrita) di silenzio ha intonato l’Inno Nazionale. Non tutti saranno d’accordo ma l’ho trovato un bel gesto.
Gli articoli di Alessandro Magno escono su:
ilblgodialessandromagno.it , Juvamania.it , ladivinajuventus.it , ilbianconeronews.blogspot.it
ricchiuti52
Juventus Galatasaray
Ha ragione Moggi. Se non gira Arturo è dura. Possiamo anche giocare male, non è un peccato mortale. Anzi di solito le squadre di vertice giocano malino e gestiscono benino. A patto però non si facciano regali. E noi ai turchi di gran lunga inferiori a noi ne abbiamo fatta tanta, di beneficenza.
Il turno delle italiane in coppa perchè?
Perché forse entriamo in forma nei gironi di ritorno. Forse programmiamo di essere pronti nel momento che conta. Forse è così. Poi comunque ci sono squadre come l’Arsenal o il Bayern in cui se non giochi al massimo e non hai qualche aiutino arbitrale non gliela fai mai.
Juve Milan se segna matri esulta se segna pirlo esulta …
E’ un gioco delle parti. Il giocatore esulta perché significa più successo personale, più soldi, più stampa, più figa. Quella sera il pres gli darà un aumento con un sms, la sua ragazza gliela darà meglio. Il tifoso no, non esulta ma alla fine ci passerebbe anche sopra se le tv non inquadrassero l’esultanza del suo ex calciatore. Il tifoso che ha perso passerà la serata su twitter a fanculizzare il traditore, quello che ha vinto accetterà sportivamente la mancanza di ipocrisia del suo ex a patto che abbia segnato ma anche perduto. Comunque Pirlo esultare non ce lo vedo e l’esultanza di Matri m’è sempre sembrata da dementi.
Chievo Verona – Juventus 25.09.13 Stadio Bentegodi – Verona
Scritto da -Cinzia Fresia
Che strano impattare per due turni consecutivi con Verona, il Verona Hellas prima e il Chievo domani. La seconda squadra della città di Romeo e Giulietta rientra nella lista nera della Juventus, una delle brutte bestie, il cui capitano il sig Pellissier puntualmente ci castiga allo scadere del secondo tempo. Tutto sommato la Juventus se ha memoria del passato può vincere, e se il ritrovato Buffon tiene gli occhi aperti, saprà tenere testa ad una squadra che entrata in serie A per scommessa, non ne è mai più uscita. La nostra attenzione sarà per Tevez e la neo star Llorente, che stanno conquistando i cuori di tutti gli Juventini, l’affetto è tutto per loro. Auguriamo ai nostri che oltre al bollito con la salsa pearà, mangino il pandoro dopo la partita, portandosi a casa 3 punti preziosi, utili per raggiungere la cima della classifica ancora dominata dai nemici Roma e Napoli, e auguriamoci che anche Pirlo, forse stanco, forse demotivato, ritrovi “la strada maestra” riprendendo le redini della Juventus.
Sampdoria-Juventus (24.8.13) Stadio Marassi-Genova –
Scritto da Cinzia Fresia
E quale miglior inizio incontrare colei che l’anno scorso ci castigò per ben 2 volte, persino l’ultima di campionato. Sappiamo che atmosfera da “cena a lume di candela” troviamo quando ci rechiamo a Genova, sia per l’una che l’altra fazione, c’è sempre un prima, dopo e durante, e a complicarci la vita si è messa anche un’improvvisa precipitazione novembrina. Si è iniziato con una bella “gatta” da pelare, ma questa volta il castigo lo abbiamo inflitto noi, che freschi di allenamento abbiamo vinto la partita, faticando è vero, ma pur sempre si è vinto.
Lo dico subito che mi aspettavo di vedere di più, da una squadra fresca di allenamento e neo acquisti. Ritengo siano andati come al solito, il fatto che Tevez abbia realizzato il gol è un buon segnale per il giocatore che dimostra buona volontà e precisione, ma chi ha confermato un buon stato di forma fisico e mentale, è Pogba. Il gol per essere onesti lo siglerei Pogba-Pogba/Tevez, il francese sta uscendo fuori mostrando di essere un talento al di fuori della media, ci auguriamo che vada avanti ma soprattutto che non venga massacrato, viste le continue botte che riceve addirittura agli occhi. La partita è iniziata da parte della Juve sotto tono e in confusione, certo la pioggia non era il massimo in un campo avverso come quello di Genova, però, l’avversario a parte un numero imprecisato di simulazioni e falli di tutti i tipi non era un gran che, quindi la Juve ha difeso bene la sua porta, ha pasticciato come al solito in attacco alcune volte, trovando poi la quadra al momento di un’azione precisa ed intelligente che ha portato all’unico gol valido in tutta la partita. Sempre in affanno e impreciso Vucinic, claudicante Vidal, molto bene Asamoha. Nella media Pirlo che comunque ha disputato un buon incontro coordinando il centro campo.
Pochi scossoni ed emozioni in questo inizio di campionato, tre punti importanti da mettere da parte utili nei periodi di vacche magre. Attualmente c’è poco da commentare, la prima di campionato dice tutto e niente, mi sarebbe piaciuto constatare i progressi dell’ attacco, in fondo la Sampdoria era tutto meno che inattaccabile, Buffon è stato impegnato una volta o due massimo. Staremo a vedere cosa succederà prossimamente, se mi devo basare sul risultato di sabato penso che tanto ancora si deve fare e che Tevez sia un bravo giocatore, e non aggiungerei altro, auguriamoci che Conte utilizzi le sue “zampate” per stupirci, più avanti.
Comunque le inseguitrici della Juve hanno vinto tutte meno il Milan, che sbigottito ha perso contro il Verona (boh!) con questa base i pronostici andranno fatti più avanti, intanto sabato ci aspetta la Lazio con il dente avvelenato per la sconfitta della Supercoppa e vedremo cosa succederà.
In positivo la Juventus ha cominciato a togliersi uno dei tanti denti doloranti, togliersi dai piedi la Samp con una vittoria è motivo di festeggiare.
Al posto dell’allenatore
La formazione andava anche bene, tanto i soliti pasticcetti in fase di attacco non li può risolvere solo Tevez, ciò che non ho capito, è stato l’inserimento di Giovinco e Llorente, entrati insieme, sembravano l’articolo il, a fare quasi nulla. Potrebbe essere l’ennesima perdita di tempo ma tuttavia lo avrei fatto un secondo prima, almeno per provare a guadagnarsi una seconda chance.
Ma va bene lo stesso, non è il momento per lamentarci con questa bella vittoria. Conte sa di poter fare affidamento sui suoi e noi godiamoci gli spettacoli.
6 marzo 2013 – Juventus-Celtic Juventus Stadium Torino – Champions League ” La vittoria venuta dalla pioggia”
Scritto da Luna23
E piove sopra Torino una pioggia torrenziale, già dal mattino presto sono iniziate le manovre proteggi-prato allo stadio, la timida primavera assaggiata ad inizio settimana sta lasciando il posto all’ultimo colpo di coda invernalre, acqua a parte, in centro si vedono i tifosi del Celtic a passeggio per la città. per loro la pioggia non è un problema, ci convivono, sono allegri e fanno le fotografie, credono in una rimonta della loro squadra.
Lo stadium è già pieno alle 20 , una coreografia bellissima avvolgerà il campo e la squadra, la partita deve essere tranquilla si parte con un buon vantaggio, serve non agitarsi e ragionare. E questo accadrà, la Juventus con Matri e Quagliarella entra in campo calma, la pioggia battente non sembra dare fastidio, il Celtic è carico al punto giusto e ci crede, saranno sempre bisonti ma meno imbizzarriti più riflessivi e meno istintivi, dominare la Juve non sarà facile. Eppure il primo tempo vede un avversario abbastanza incisivo che tenta di raggiungere l’obiettivo, la difesa crea qualche lacuna, a tratti confusionaria la salva Buffon che ha effettuato numerose parate determinanti, ma ecco che al 23mo, Barzagli recupera un pallone anticipando Commons, che passa a Quagliarella il quale tira, il portiere respinge, Matri è lì e non si fa scappare l’occasione, è sua .. è precisa ..gol! Uno a 0 .. Il Celtic è tramortito, ma c’è ancora tempo, la squadra di Lennon non si perde d’animo e tenta di reagire.
Si va a riposo con la Juve che conduce 1 a 0, nulla impensierisce Conte, che ha adottato il turn over per questa competizione, l’amata coppia Vucinic-Giovinco ha lasciato il posto alla più dinamica Quagliarella-Matri e stasera ha dato nuovamente prova di funzionare. Inizia il secondo tempo ..sempre pioggia, sembra non finire mai, ma la Juventus non è preoccupata e percepisce la vittoria, sente la qualificazione vicina, gli uomini di Conte contengono gli assalti del Celtic, serve un altro gol. Gli scozzesi non mollano, a tutti costi se la giocano per il pubblico e anche per se stessi, e poi il calcio è imprevidibile e ci si può aspettare di tutto, al 65mo un grande gol firmato Pirlo-Vidal-Quagliarella .. un assist perfetto sui piedi di Vidal che passa a Quagliarella meglio piazzato, e sarà un gran gol, una tattica vincente ..quella che manca al Celtic. Ora diventa dura, il vantaggio è immenso, il Celtic vorrebbe regalare un gol ai suoi tifosi, ma niente da fare, la Juventus non concede spazi, Buffon si impegna e non sbaglia, tutta la difesa insieme al centro campo è mobilitata per fermare gli scozzesi e sarà così .. E’ finita ..la Juventus è qualificata ..è tra le migliori 8 squadre d’Europa, complimenti ragazzi ..complimenti Conte!
Al posto dell’allenatore Antonio Conte ha saputo interpretare correttamente la partita, consapevole dei limiti del Celtic ha effettuato un turn-over che ha inciso e funzionato, la Juventus in questi due match non ha preso gol, e gli uomini meno impiegati in campionato hanno potuto sperimentarsi confermando il loro ottimo stato di forma. Tutto bene stasera, sostituzioni comprese. La squadra ha risposto benissimo mantenendo i toni pacati di una gara dinamica e non sofferta. Il duo d’attacco, Matri e Quagliarella era al settimo cielo, per’altro, Quagliarella sportivamente ha indicato come artefice del gol che ha messo in rete, il compagno Vidal, colui che ha saputo gestire l’assist di Andrea Pirlo.
Adesso viene il bello, la Juventus dovrà attrezzarsi meglio possibile, per puntare alla finale perchè Buffon potrà supportare la difesa fino ad un certo punto: il Paris Saint Germain è forse la formazione che preoccupa di più, è provvista di un numero di campioni che conosce bene la Juventus, vedi Ibrahimovic, e guidata da Carlo Ancelotti, ma Conte non teme nessuno, vuole andare avanti, e dal suo cilindro troverà la soluzione giusta per affrontare questi grandi rivali.
Purtroppo un bel giorno dura poco, in quanto domenica siamo in attesa del Catania, squadra rivelazione di quest’anno, dobbiamo recuperare energie e sangue freddo per proseguire la corsa scudetto, ma la Juventus dimostra di saper crescere e di interpretare il giusto spirito per poter vincere sempre. E’ tempo di dormirci su e ritrovarci domenica prossima 10 di marzo ..














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